giovedì 20 febbraio 2020

LA MISURA DEL TEMPO

“Col passare del tempo alcuni luoghi della città- la pineta è uno di questi - mi ricordano sempre più intensamente sensazioni e fantasticherie del passato remoto. Un’epoca di stupore. Ecco, certi luoghi della città mi fanno sentire  nostalgia per lo stupore. Essere storditi dalla forza di qualcosa. Mi piacerebbe tanto, se capitasse di nuovo. Forse potrebbe essere proprio lo stupore - se fossimo capaci di impararlo - l’antidoto al tempo che accelera  in questo modo insopportabile. Il tempo è molto più esteso per i giovani perché sperimentano in continuazione cose nuove. La loro vita è piena di prime volte, di improvvise consapevolezze. Il tempo scorre veloce quando si invecchia perché, di regola, si ripete sempre uguale. Le possibilità di scegliere si riducono, le vie sbarrate si moltiplicano, fino a quando tutto sembra ridursi a un unico, piccolo sentiero. Non hai voglia di pensare a cosa conduce, quel sentiero, e questo produce un’anestesia della coscienza. Aiuta ad attutire la paura della morte, ma sbiadisce i colori.”
(Gianrico Carofiglio, La misura del tempo, 2019)

venerdì 14 febbraio 2020

PICCOLA STORIA DI UN PALLONCINO

La signora che fa le pulizie nella nostra casa, la signora M., è una quarantacinquenne romena amorevole e simpatica che stamattina mi ha raccontato un divertente episodio della sua infanzia. Nata in campagna, da una famiglia molto tradizionalista  (per esempio racconta che gli adulti mangiavano su un tavolo, mentre i bambini mangiavano sempre in un tavolino a parte con la nonna, un padre severissimo con il quale non si discuteva nessuna decisione ecc.), in era comunista, M. ricorda una buona infanzia.
Un giorno, aveva intorno ai dieci anni, era andata a giocare sul lettone dei genitori (cosa insolita, perché i bambini dormivano sempre con i nonni, nella casa adiacente a quella dei genitori) e ha trovato un incarto argentato tra le lenzuola. Pensando fosse una chewing gum, l’ha aperto e ha invece trovato un palloncino al profumo di fragola. Contentissima, l’ha gonfiato più che poteva (era difficile da gonfiare) ed è andata tutta orgogliosa a far vedere il suo bel palloncino nuovo e profumato alla mamma che è immediatamente sbiancata, si è arrabbiata, l’ha sculacciata e le ha rotto il palloncino.
M. ha lungamente pianto e strepitato per l’ingiustizia e, come usava fare in questi casi, la sera è uscita incontro al padre che ritornava dal lavoro per raccontargli la cattiveria perpetrata con palese ingiustizia dalla madre nei suoi confronti.
Il padre, rientrando con la bambina per mano, ha chiesto conto alla moglie del suo strano comportamento e lei l’ha portato nell’altra stanza chiudendo la porta per spiegarglielo. Il padre è riapparso e con insolita pazienza ha promesso alla bambina M. che l’avrebbe risarcita, la domenica successiva, con una intera busta di dieci palloncini con cui giocare. M. non era contenta, aveva provato ad insistere che il suo palloncino era più bello e profumato, ma i genitori hanno bruscamente troncato la conversazione.
A M. l’arrabbiatura era rimasta per molto tempo e per un po’, a chiunque le chiedesse dei genitori, rispondeva che loro si divertivano molto nella loro camera con dei bei palloncini che non volevano dividere con nessuno.
Una sera il padre tornò arrabbiatissimo proibendole categoricamente di dire ancora stupidaggini del genere e promettendo pene severissime. Solo diversi anni dopo M. riuscí a capire perché...

mercoledì 12 febbraio 2020

LA FINE DELLA FINE DELLA TERRA, Jonathan Franzen

Posto solo un piccolissimo estratto di un libro che mi ha davvero colpito molto, da lungo tempo non leggevo cose così interessanti, spiegate bene e scritte magnificamente (d’altra parte Franzen è uno dei miei autori preferiti). In particolare, ho amato “Scrivere saggi in tempi bui” (“Ciascuno di noi si trova oggi nella posizione degli indigeni americani quando arrivarono gli europei con fucili e vaiolo:il nostro mondo è sul punto di cambiare in modo colossale e imprevedibile, e più che altro in peggio. Non spero affatto che possiamo fermare questo cambiamento. La mia unica speranza è che riusciamo ad accettare la realtà in tempo per prepararci in modo umano, e la mia unica convinzione è che affrontarla a viso aperto, per quanto sia doloroso, è meglio che negarla”) e “Perché gli uccelli sono importanti” ( “La radicale alterità degli uccelli è una componente essenziale della loro bellezza e del loro valore. Sono sempre fra noi ma non ci appartengono. Sono gli unici altri animali dominatori del mondo che l’evoluzione abbia mai prodotto, e la loro indifferenza nei nostri confronti dovrebbe servire a ricordarci che non siamo la misura di tutte le cose. Le storie che raccontiamo sul passato e immaginiamo per il futuro sono costrutti mentali di cui gli uccelli possono fare a meno. Loro vivono solo nel presente. E nel presente, anche se i nostri gatti, le nostre finestre e i nostri pesticidi ne uccidono miliardi ogni anno, e anche se alcune specie, soprattutto nelle isole oceaniche, sono andate perdute per sempre, il loro mondo è ancora ben vivo. In ogni angolo del globo, dentro nidi piccoli come noci o grandi come pagliai, i pulcini rompono il guscio e si affacciano alla luce”).


RIFLESSIONI POLITICHE?

Interno giorno, ore 7:30 circa, colazione prima del lavoro, accesa la TV sui Rai news 24.
Roberto (feroce antitrumpista) sta guardando il servizio sulla vittoria di Sanders alle primarie del New Hampshire
(Con tono irritato) “Ma no, non va bene, Sanders è un socialista, non ha chance di vittoria contro Trump, gli americani di socialismo non ne vogliono sentire parlare, allora bisogna tifare quel ragazzo con quel nome impronunciabile, come si chiama Butt... Buttgieg”. Un attimo di sosta, senza distogliere la concentrazione dal servizio televisivo “Ma no, anche quello è culano, non va bene, non può vincere. E poi c’è una donna, la Warren. Ma no, non possiamo vincere con un socialista, un culano e una donna”
Io, flebilmente, “Ma ti rendi conto di quello che stai dicendo?”. Lui finalmente si gira verso di me “Perché, cosa ho detto?”
“Niente, niente”.... siamo entrambi scoppiati grossolanamente a ridere.
andiamo bene... non benissimo, ma facciamo quel che possiamo

Ps. Osservazione lessicale: “culano” è l’italianizzazione del termine dialettale “culán” che definisce in modo non pregevole un omosessuale - versione solo al maschile, non esiste nemmeno in dialetto il termine al femminile

mercoledì 5 febbraio 2020

SIAMO MUSICA

Sono cresciuta in un orfanotrofio, insieme a centinaia di bambine. La sera, una per volta, noi bambine raccontavamo una storia, le nostre storie. Erano una specie di favole tristi. Non favole di mamme che conciliano il sonno, ma favole di figlie sfortunate, che il sonno lo toglievano. Ci raccontavamo delle nostre madri: torturate, uccise, violentate.
Ogni sera, prima di dormire, ci liberavamo tutte insieme di quelle parole di dolore.

Io amo le parole. Ho imparato, venendo da luoghi di guerra, a credere nelle parole e non ai fucili, per cercare di rendere il mondo un posto migliore. Anche e soprattutto per le donne. Ma poi ci sono i numeri.
E in Italia, in questo magnifico Paese che mi ha accolto, i numeri sono spietati: ogni 3 giorni viene uccisa una donna, 6 donne sono state uccise la scorsa settimana. E nell’85% dei casi, il carnefice non ha bisogno di bussare alla porta per un motivo molto semplice: ha le chiavi di casa. Ci sono le sue impronte sullo zerbino, l’ombra delle sue labbra sul bicchiere in cucina.

Mia madre Zakia, che tutti chiamavano Nadia, ha preso il suo ultimo treno quando io avevo 5 anni. Si è suicidata, dandosi fuoco. Ma il dolore era una fiamma lenta che aveva cominciato a salire e ad annerirle i vestiti quando era solo un’adolescente. Il suo corpo era qualcosa di cui voleva liberarsi, era stato la sua tortura. Perché mia madre Nadia fu stuprata e brutalizzata due volte: a 13 anni da un uomo e poi dal sistema che l’ha costretta al silenzio, che non le ha consentito di denunciare. Le ferite sanguinano di più quando non si è creduti. L’uomo che l’ha violentata per anni, il cui ricordo incancellabile era con lei, mentre le fiamme mangiavano il suo corpo, aveva le chiavi di casa.

Mentre Franca Rame veniva violentata il 9 marzo del 1973, cercò salvezza nella musica. “Devo stare calma. Devo stare calma. Mi attacco ai rumori della città, alle parole delle canzoni, devo stare calma”, recitava nel suo potente monologo “Lo stupro”, in cui ripercorreva quel fatto drammatico. Le parole delle canzoni possono essere messaggi d’amore e di salvezza.
Io sono diventata la donna che sono perché lo dovevo a mia madre, lo devo a mia figlia che è seduta in mezzo a voi. Lo dobbiamo tutte, tutti, a una madre, una figlia, una sorella, al nostro paese, anche agli uomini, all’idea stessa di civiltà e uguaglianza. All’idea più grande di tutte: quella di libertà.
Parlo agli uomini, adesso. Lasciateci libere di essere ciò che vogliamo essere: madri di dieci figli e madri di nessuno, casalinghe e carrieriste, madonne e puttane, lasciateci fare quello che vogliamo del nostro corpo e ribellatevi insieme a noi, quando qualcuno ci dice cosa dobbiamo farne. Siate nostri complici. E quando qualcuno ci chiede “Lei cosa ha fatto per meritare ciò che è accaduto?”

Sono stata scelta stasera per celebrare la musica e le donne, ma sono qui per parlare delle cose di cui è necessario paralre. Certo ho messo un bel vestito. Domani chiedetevi pure al bar “Com’era vestita Rula?”.
Che non si chieda mai più, però, a una donna che è stata stuprata: “Com’era vestita, lei, quella notte?”.
Mia madre ha avuto paura di quella domanda.
Mia madre non ce l’ha fatta.
E così tante donne.
E noi non vogliamo più avere paura.
Vogliamo essere amate.
Lo devo a mia madre, lo dobbiamo a noi stesse, alla nostre figlie. Nessuno può permettersi il diritto di addormentarci con una favola.
Vogliamo essere note, silenzi, rumori, libere nel tempo e nello spazio.
Vogliamo essere questo: musica.

RULA JEBREAL, Sanremo 2020

AIUTIAMOLI A CASA LORO


domenica 2 febbraio 2020

GLI EROI CHE SI MERITANO

Le statistiche dicono che in 15 anni si sono sestuplicati gli zebedei che sostengono che la Shoah non sia mai avvenuta. Strano perché a sostenerlo, molto prima di Liliana Segre che x 40 anni tenne tutto dentro, era uno di loro. Adolf Eichmann, nel processo che nel 1962 lo condusse poi a morte non negò mai l' esistenza dei campi di sterminio né ne minimizzo' la "produzione". La sua linea difensiva tese a rappresentarsi come un mero esecutore di ordini altrui, addirittura come un killer dal volto umano che aveva perfezionato un metodo al tempo stesso efficiente e rapido x porre fine alle sofferenze dei condannati a morte.
Le deposizioni di un carnefice ed il bellissimo, commovente, turbante discorso di Liliana Segre al Parlamento Europeo sono perciò 2 facce della stessa verità. Come è verità storica che il Duce ed i suoi accoliti vissero da vigliacchi, combatterono da vigliacchi, morirono e/ o scapparono da vigliacchi. È Storia che le squadracce fasciste aggredivano od uccidevano in gruppo singoli oppositori spesso inermi, che x affermare un" Impero" in Africa il Fascio ricorse ai gas nervini e a numerose stragi civili d' interi villaggi. È Storia che Mussolini dichiarò guerra alla Francia ad appena 4 giorni dall' ingresso dei Nazisti a Parigi,che tentò di scappare travestito da soldato tedesco e che persino nel momento dell' esecuzione dimostrò meno coraggio dell' amante Claretta Petacci che infatti fu raggiunta dalla prima raffica di mitra nel vano tentativo di proteggere il suo uomo.
D’altronde ognuno ha gli eroi che si merita...e che gli somigliano.