martedì 11 agosto 2026

BOLOGNA E GUCCINI

😂😂😂 Bellissimo!

(OK Boomer, Il Post, Michele Serra, 10 agosto 2026)

“….Spostiamoci un poco più a ovest, a Bologna. E indietro nel tempo di oltre trent’anni. Qui, nel ’92 del secolo scorso, il Comune aveva aperto i bandi per le case popolari alle coppie omosessuali, con grande scandalo dei cattolici tradizionalisti e della destra in genere. C’era a Bologna un fascistone, Berselli (tuttora in attività, ma politicamente rimpiazzato da un fascistino, Bignami), che si arrabbiò moltissimo. Definì Bologna “la città più culattona del mondo”, dando l’idea di non essere un fine dicitore. A quei tempi la redazione di Cuore era a Bologna, in via Castiglione. In quel frangente, un po’ nevrastenico e dunque anche un po’ comico, scelsi di scrivere una fanta-intervista a Francesco Guccini, nella quale si immaginava che il Maestrone avesse deciso di fare un clamoroso coming out. Essendo molto amante delle burle, Guccini mi disse di gradire l’idea. Di quel pezzo di satira (come di tante altre cose) mi ero completamente dimenticato: ringrazio Riccardo Congiu del Post che lo ha recuperato e me lo segnala. In memoria di un grande artista che fu anche molto spiritoso, caratteristica non riscontrabile in molti grandi artisti. Eccolo qui, quel pezzo, 34 anni dopo.


“BOLOGNA - Ormai non resta che confessare, sperando nella clemenza delle autorità statali ed ecclesiastiche. Prima le implacabili accuse del Santo Padre e del cardinal Biffi sui costumi sessuali sfrenati della città; oggi la raffinata ma vigorosa polemica del deputato nazi-skin Filippo Berselli (detto “esprit de finesse”) che ha definito Bologna “la città più culattona del mondo”. Ormai la città è sola di fronte alle proprie responsabilità: e i nervi cominciano a saltare.
È un insospettabile - il popolare cantautore Francesco Guccini - a decidere, per primo, di dare l'esempio, confessando pubblicamente le sue colpe. Ci riceve nella sua sfarzosa abitazione di via Paolo Fabbri 43, tra i cimeli equivoci raccolti lungo una vita di depravazione: tavoli, sedie, libri, addirittura quadri, insomma i classici simboli del mondo gay.
Non potevo più sopportare il peso del rimorso - esordisce Francesco con la caratteristica voce effeminata - e per questo ho deciso di gettare la maschera. Sono gay da sempre. Ho avuto questa casa dal Comune vent'anni fa grazie a un assessore omosessuale, su suggerimento del sindaco transessuale. L'ho ristrutturata su progetto di un architetto feticista. E ho deciso di raccontare queste cose a te perché sei un notissimo busone, altrimenti non saresti venuto ad abitare a Bologna”.
Dunque per tutti questi anni, tu hai mentito...
“Sì, ho mentito. E non sai quanto mi è costato fingere. Il mio modello artistico è sempre stato Mirelle Mathieu, ma nonostante i miei sforzi mi sono subito reso conto che non sarei mai riuscito ad assomigliarle...”
Ma tu che sei un omosessuale di cultura, come ti spieghi che proprio Bologna sia diventata la capitale di noi pervertiti?
“So dirti che, nell'antichità, la città si chiamava Bologno. Ma attraverso i secoli la sodomia diventò una pratica così diffusa da portare al cambiamento di nome. Fu il dottor Balanzone, un noto travestito locale, a dare il colpo di grazia al buon nome della città inventando il tortellino, erroneamente considerato l'immagine dell'ombelico femminile: in realtà, se osservato attentamente, si vede benissimo che è un ombelico maschile”.
Hai altri pesi di cui liberarti? Approfittane...
“Anche se temo moltissimo il giudizio di Berselli, non posso continuare a tenermi dentro quest'altro, terribile segreto: sono anche ebreo. Guccini viene dallo yiddish Guk-shahn, che vuol dire ‘ubriacone depravato’. Ecco, ora ti ho detto tutto”.
Guccini si è sfogato. Quello che mi saluta dall'uscio di casa è un uomo nuovo, diverso: come direbbe il cardinale Oddi, “c'è un tempo per sbagliare e uno per rimediare”.

Vedendolo rasserenato, gli stringo la mano accorgendomi che è anche negro e lo invito a riflettere sulla generosità della vita: “Sarai anche omosessuale, ebreo e negro. Ma, rispetto a me, hai almeno la fortuna di non essere comunista”.
Mi avvio lungo il viale alberato. Dalle finestre chiuse, escono soffocati ma inequivocabili i rantoli e i gemiti delle coppie irregolari”.

lunedì 10 agosto 2026

RICOMPORRE BABELE

 Una decina di anni fa, Fondazione Intercultura, il ramo italiano di AFS, associazione no-profit dedita agli scambi internazionali di studenti (tra i fondatori, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, Ernest Hemingway) ha tenuto un importante convegno internazionale denominato “Ricomporre Babele. - Educare al cosmopolitismo”. Il convegno nasceva dall’esigenza di porre alcune domande. Mentre il termine “cittadino del mondo” è entrato nell’uso comune, mentre le innovazioni tecnologiche e l’economia si sono sviluppate verso connessioni quasi inimmaginabili, sembrava abbastanza giunto il momento di pensare se riprendere le pietre abbandonate di Babele e di ragionare sulla riconquista di un’unità perduta, cioè sulla struttura, l’organizzazione, l’ethos di una ipotetica città mondiale e sull’educazione dei suoi cittadini.

Devo confessare che ho sempre avuto un dubbio fondamentale sul mito di Babele, perché mi è stato insegnato come un castigo (punizione per la hybris), come la rottura di una precedente perfezione. Ho sempre però pensato che contenesse un’ambiguità. Il dio che disperse i costruttori della città voleva punirli per un atto di arroganza o voleva arricchirli e umanizzarli attraverso la scoperta delle differenze, il confronto, il dialogo su cui poggia una costruzione più solida? Insomma, quella diversità che nasce da Babele è una condanna da esorcizzare o un valore aggiunto della nostra umanità?

Mi è tornato in mente Babele in questi giorni. Luigi è in Italia per tutto agosto e per alcuni giorni ospitiamo quattro suoi amici parigini, tra cui i suoi due migliori amici (Hao Tien e Clara). La casa è piena, per fortuna è molto grande e in questi giorni di inerrabile caldo anche un rifugio climatico. Ve li presento.

Hao Tien


Hao Tien è cinese, della zona di Canton, un metro e novanta, recentemente ha sostenuto la sua tesi di PhD (dottorato) in Chimica dei materiali, si è preso l’estate libera e poi comincerà a cercare lavoro. È in Francia da più di dieci anni perché ha fatto tutto il corso di studi universitari in Francia. Recentemente è diventato anche cittadino francese. Parla cinese mandarino e cantonese, francese ( “come un madrelingua” a detta di Luigi, che è molto severo nei suoi giudizi sulle abilità linguistiche), inglese e spagnolo (per amore). È calmo e autorevole, l’intelligenza sprizza da tutti i pori. È il compagno di Clara.

Clara


Clara è una spagnola del Nord, di una zona al confine con i Paesi Baschi. È biologa e appassionata di uccelli. Lavora a Parigi per una ONG che mi è sembrato di capire sia l’equivalente della LIPU nostrana. Parla spagnolo e francese, inglese e parla come una macchinetta, velocissima, con il ritmo spagnolo in ogni lingua. È amorevole e molto attaccata alla sua famiglia. È la compagna di Hao Tien.

PS. La chiamano Clarà, alla francese

Freddy



Freddy si presenta come Federico ed è complicato dipanare la sua matassa. Nato in Germania da padre peruviano, ma con cognome italianissimo e da madre tedesca, è cresciuto ad Ispra sul Lago Maggiore nel Centro di Ricerca Internazionale dove i suoi genitori lavorano. Ha un dottorato in fisica teorica e attualmente sta svogendo un post-doc alla Sorbona. Parla francese, spagnolo, tedesco, italiano e inglese. Amorevole, un po’ svanito. Dei cinque quello con i capelli più lunghi. Compagno di Lena.

Lena


Lena è francese e sta facendo il suo dottorato in Chimica teorica. Parla francese, inglese e spagnolo e un po’ di tedesco (mamma tedesca). Rossa di capelli, filiforme, disegna continuamente e dappertutto. Moolto parigina. Compagna di Freddy. 

(PS. Il suo nome è pronunciato Lenà, alla francese)

Gigi


Ed infine il padrone di casa e host, mio figlio. Italiano, sta facendo un dottorato nell’ambito chimico farmaceutico (Drug Design) - entra nel terzo anno. Parla italiano, inglese, spagnolo (un anno in Messico con AFS), tedesco (ha lavorato a Monaco di Baviera in un’azienda farmaceutica per più di un anno dopo la laurea) e francese - e anche giapponese, per suo interesse personale.

Tutti questi bei ragazzi si aggirano per casa e un meraviglioso accrocchio di lingue si annoda, si dipana, si estende in ogni momento. Parlano, parlano tutti insieme, a coppie, a gruppi, con noi e le lingue cambiano sapientemente. Per questo mi è venuta in mente Babele. A volte sento il senso di uno sfinente caos, ma anche una grande, confortante speranza.

Il mito di Babele a mio parere impartisce una lezione che può valere per ogni tempo e ogni popolo: il destino dell’umanità non è nella ricerca dell’immortalità o della perfezione, ma è nell’avventura della storia, nella diversificazione delle culture e nella disseminazione delle nazioni sulla vasta superficie del mondo.

E sarebbe meglio parlare non di unità, ma di cooperazione, non di unificazione, ma di armonia, non di uniformitá, ma di concordia. Non è possibile sognare un linguaggio unico per tutta l’umanità, ma possiamo sognare, come Dante, una lingua poetica comune, una lingua che colga il meglio di tutte le lingue della terra - forse un’antologia, più che una lingua.

Guardare questi ragazzi fa sperare che sia possibile. 

giovedì 6 agosto 2026

IN MORTE DI FRANCESCO GUCCINI

"L'Ultima Thule attende e dentro il fiordo si spegnerà per sempre ogni passione, si perderà in un'ultima canzone di me e della mia nave anche il ricordo"

Francesco Guccini 1940-2026


 Una vita lunga e straordinaria. Grazie per essere stato parte, parte buona e felice, della nostra vita.

Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
Mentre fa correr via macchine a vapore


giovedì 30 luglio 2026

sabato 25 luglio 2026

E DOV’É LA BABY DANCE?

 E niente, ieri sera Roberto ed io dopo cena eravamo pronti per andare alla Baby Dance e a guardare il tramonto sul mare con una manina fiduciosamente abbandonata nelle nostre per farsi guidare. Poi ci siamo resi conto che non c’erano più nè la Baby Dance, nè il mare, né la manina. Ahinoi!

giovedì 23 luglio 2026

E INVECE STASERA…PICCOLA (E BUFFA) BOTTA DI MALINCONIA

 Anche stasera al momento di andare a letto, tardissimo, dopo che il nonno l’aveva accompagnata alla baby dance con a seguito un musical dal vivo costruito sui cartoni Disney,  al momento delle piccole chiacchiere Olivia sbotta “sai che stasera ho pianto?” 

“Davvero, Olivia, e perché?”

“Perché mi manca la mamma” (sesto giorno senza la sua mamma) “quando vedo la mamma?”, vocina triste.

Allora le spiego che domani è l’ultimo giorno e che dobbiamo fare molte cose tra cui lei che balla nel musical su Mary Poppins e dopo andremo a letto e poi la mattina ripartiamo per Sanguigna dove ci saranno il papà e la mamma ad aspettarla. “ E comunque stai bene anche coi nonni, no?” 

“Sí, ma mi manca la mamma”, peró si rasserena subito, posa la testa per dormire, ma poi la rialza come se le fosse venuto un pensiero “Ma è OK per te se mi manca la mamma, nonna?”. Sorrido e la rassicuro che è normale. Mi butta le braccia al collo e mi bacia - poi si accuccia e dorme in un attimo. In pace col mondo e con i misteriosi flussi di entropia che lo governano.

(PS ho poi investigato con Roberto se aveva davvero pianto e lui ha detto ovviamente di no, però avevano avuto un piccolo battibecco perché dopo i pop-corn che ha comprato (per lei, ma soprattutto per se stesso) lei aveva insistito che aveva sete, ma il nonno è rimasto sulla sua posizione che dopo 5 minuti sarebbero arrivati a casa. “Forse in quel momento ha pensato che le mancava la mamma” - anche se a dire la verità la sua mamma non è meno severa di Roberto…)

Olivia, ore 23, stancamente ma avidamete mangiando anguria di frigo