venerdì 27 febbraio 2026

FRULLATI DI FRUTTA

( Messaggio Whatsapp di Anna oggi)

Negozio di frullati questa mattina



Quando le chiedi la provenienza della “frutta” dice: “da casa dei nonni” 🤣🤣🤣

giovedì 26 febbraio 2026

QUINTESSENZA DI UNA VITA

 Come da alcuni anni capita, per due o tre giorni abbiamo i potatori nel giardino. Per anni, per decenni, è stato Roberto a potare tutte le nostre piante, abbarbicato per giorni su scale e con le mani che gli facevano male alla fine di una giornata di cesoie. Poi, non sembra, lentamente, ma poi le piante diventano grandi e sempre più numerose e forse noi rimpiccioliamo nella spinta, nell’entusiasmo, nel vigore.. insomma da qualche anno la potatura annuale viene affidata a competenti, attrezzati e fidatissimi potatori per quanto anche loro sulla via di avanzato invecchiamento.

Roberto torna dal lavoro la sera che è già buio e i potatori se ne sono già andati quindi interloquisce con loro la mattina quando arrivano, aggiornandosi, chiarendo e prendendo le eventuali necessarie decisioni sul prosieguo dei lavori. Esce a parlare con loro già vestito da ufficio, non in giacca e cravatta ma comunque mediamente elegantino, con le sue belle camicie e maglioncini e soprattutto con le sue amatissime, imprescindibili scarpe di cuoio simil-inglesi.

L’altra mattina è uscito a parlare con i potatori e poi è tornato verso la macchina per andare al lavoro e l’ho senntito brontolare tra sè e sè “ Ma guarda mi sono sporcato le scarpe di terra. Un’altra volta. Ho sempre le scarpe sporche di terra. Una vita con le scarpe sporche di terra.”. Dalla cucina, ho sorriso e ho pensato “In poche parole, la quintessenza di una vita…”

mercoledì 25 febbraio 2026

UNO SQUARCIO DI REALTA'

 La storia ha inizio con me che, con un altro paio di volontari,  il martedì mattina insegno italiano ad un gruppo di donne straniere (+ un uomo). La mia "classe" è composta da una tunisina, una ghanese, un'albanese, una senegalese, una peruviana e un peruviano (il signore peruviano, arrivato da poco, fa lezione a parte con uno o due volontari, perché le signore hanno un livello più avanzato di italiano). Il mondo, si può tranquillamente affermare. 

Martedì 17 febbraio era Martedì Grasso e ho deciso per un giorno di lasciare da parte gli esercizi di italiano e di parlare del Carnevale. Lo faccio spesso, perché quello di cui hanno bisogno queste signore è di chiacchierare e comunicare il più possibile, e di fare parte di un andamento collettivo che molto spesso le vede chiuse in una bolla dalla quale non capiscono perché intorno a loro succedono cose. Questo lo faccio soprattutto pensando ai loro bambini, che devono far parte del tessuto su cui vive la comunità intorno a loro. (quanti bambini? Tanti: 4+3+2+4+4, comprendendo anche 2 nipoti).

Insomma, quel martedì preparo la lezione sul carnevale, porto un po' di chiacchiere che ho fatto (quante vuoi che ne mangiamo Roberto ed io?), un po' di stelle filanti da lanciare e preparo una decina di maschere piegate con la tecnica origami. Poi mi metto a preparare il cartellone esplicativo del Carnevale (uso spesso i cartelloni scritti con pennarelli colorati, ho notato che li ricordano meglio).  Per spiegare il Carnevale però bisogna parlare della Quaresima (quattro di loro sono musulmane, due sole con il velo e non sanno nulla delle nostre ricorrenze religiose) e della Pasqua. Si va a ritroso, la Quaresima quaranta giorni indietro alla Pasqua e prima il Carnevale. Già, ma come si calcola la Pasqua? non lo sapevo.

Una piccola ricerca mi svela che la Pasqua si colloca nella prima domenica dopo la prima luna piena di primavera (cioè la prima luna piena dopo il 21 marzo) e quindi nel periodo 22 marzo-25 aprile. Qui mi si è accesa la mia prima lampadina del dubbio: ma cosa c'entra la luna piena con la religione cattolica? le fasi lunari mi danno la sensazione di paganesimo, di animismo, di qualcosa di pre-moderno e pre-religioso... comunque la Pasqua si calcola così, niente di religioso ne determina la data.

E insomma, facciamo la nostra lezione sul Carnevale, molte parole di vocabolario, mangiamo, un po' di divertimento. Chiacchierando (ho già scritto che uno dei momenti di maggiore godimento per me è quando le sento parlare tra di loro in italiano? E' l'italiano la lingua che hanno in comune) viene fuori che quest'anno il periodo del Ramadan inizia solo un giorno dopo la Quaresima. Vado allora a vedere in che modo viene calcolato il periodo del Ramadan: sono 29 o 30 giorni, un po' meno della Quaresima, ma con restrizioni molto più severe, come è noto. La finalità penitenziale sembra però abbastanza simile.  Però, come viene calcolato il periodo, visto che, come la Pasqua, varia ogni anno?

(Anche qui rapida ricerca) Il calendario islamico è un calendario di tipo lunare, ossia si basa su cicli di mesi sinodici (cioè il tempo che impiega la luna per riallineare nuovamente la sua posizione con il Sole e la Terra dopo aver compiuto una rivoluzione intorno alla Terra - praticamente il tempo che intercorre tra un novilunio e quello successivo, circa 29/30 giorni). Ramadan è il nono mese del calendario islamico (composto da 354 o 355 giorni) e la sua durata varia da 29 a 30 giorni. Il calendario lunare era adottato ancora prima della cultura musulmana dalle antiche tribù arabe.

Davvero interessante, ho pensato, ed ho anche intravisto (capita poche volte) un breve squarcio di realtà: le religioni sono nate tutte sullo stesso substrato di conoscenze e credenze ed è evidente che sono costruzioni culturali fondate sul potere prima di distinguersi (identità) e poi di governare (potere). 

Ma non date retta a un'atea come me..

Intanto, ci siamo divertite/i....



venerdì 13 febbraio 2026

ALBANESE E DINTORNI

" Francesca Albanese, ospite con un videomessaggio all'Al Jazeera forum, un panel di tre giorni tenutosi a Doha e dedicato al Medio Oriente, dove erano ospiti anche il ministro degli Esteri iraniano Araghchi e il capo di Hamas all'estero Khaled Meshal, ha detto che Israele «Ã¨ il nemico comune dell'umanità». Parole che hanno scatenato la disapprovazione del ministro degli Esteri francese Barrot, che poi ne ha chiesto le dimissioni dal suo ruolo di relatrice speciale dell'Onu, e le proteste di Israele che ha definito «assurda» la presenza di una rappresentante delle Nazioni Unite «su un palco insieme a terroristi le cui mani sono sporche di sangue»".

Cosa ne penso? penso che Francesca Albanese sia una fanatica accecata dall'ideologia e come tutti i fanatici non eccessivamente intelligente. Penso che quelli che dicono “Ha contribuito a porre all’attenzione del mondo la questione palestinese” dicano una cazzata - ha invece procurato danni alla causa palestinese. Penso che una diplomatica (perché tali sono i dipendenti ONU) che scatena ad ogni intervento una bufera e deve spesso precisare quello che dice sia come minimo molto poco professionale.

Penso che accreditare un forum con presenti Hamas e l'Iran sia una cosa vomitevole. Se penso ad Hamas e all'Iran visualizzo solo assassini e montagne di morti.

Non ho dubbi nella convinzione di volere Francesca Albanese e tutti quelli e quelle come lei, da ina parte e dall’altra, fuori dai coglioni o almeno fuori dal dibattito pubblico in posizioni di presunta autorevolezza.

Però mi rendo conto che potrei pronunciare le stesse identiche parole che lei ha usato per definire Israele e penso a come le parole siano affascinanti, pericolose, magiche. Definire Israele "nemico dell'umanità" è a mio parere esatto. Israele è come minimo uno stato criminale che ha ammazzato decine di migliaia di palestinesi e  ha rovinato completamente le vite, le case, le aspirazioni, i desideri e le speranze di due milioni abbondanti di altri palestinesi. E' in atto un'aspra discussione sugli intenti genocidari dell'attuale governo israeliano, discussione nella quale mi colloco decisamente tra quelli che pensano che Israele stia tentando, con diversi livelli di consapevolezza, di eliminare il problema che sanguina eliminando TUTTO il popolo palestinese. La discussione è intensa e interessante, ma non sposta il vero nucleo dell'azione di Israele: Israele è nemico dell'umanità, del senso di umanità, di quel sentimento che riconosce il volto e le ragioni di coloro che dividono il mondo con noi, anche nemici. 

Una recente notizia è particolarmente significativa

Israele nega cure mediche salvavita a Mohammad Ahmad Abu Asad, bimbo di 5 anni malato di cancro, Ong: "Condanna a morte perché palestinese"

Un tribunale israeliano ha respinto una petizione che chiedeva cure mediche salvavita per un bambino palestinese di cinque anni affetto da cancro, consentendo alle autorità di continuare a negargli l’accesso alle cure esclusivamente sulla base del suo indirizzo ufficiale registrato a Gaza. La decisione, emessa domenica dal tribunale distrettuale di Gerusalemme, riguarda il caso di Mohammad Ahmad Abu Asad, nonostante il bambino viva con la sua famiglia in Cisgiordania occupata dal 2022.

In questo senso, dunque, è vero che "Israele è nemico dell'umanità".

lunedì 9 febbraio 2026

PENSARE È RESISTERE

 Due ore di scontri e violenze hanno cancellato mesi e mesi di dialogo fra i sostenitori di Askatasuna e le istituzioni. Un dialogo faticoso, coraggioso, mai scontato, per conciliare istanze sociali e legalità, dignità dei luoghi e delle persone. Quel dialogo stava mettendo radici, ma forse dava fastidio a qualcuno: i più intransigenti dall’una e dall’altra parte di un conflitto che provava a cambiare pelle, e trasformarsi in collaborazione per il bene della città.


Da molti anni sono accompagnato in ogni passo da persone della Polizia di Stato, verso cui provo affetto e gratitudine per la protezione che mi garantiscono in situazioni di pericolo e di fronte a concrete minacce criminali. La stessa criminalità che ad alcuni loro colleghi e colleghe ha strappato crudelmente la vita, lasciando nella disperazione tanti famigliari ai quali sono legato da profonda amicizia. Mi spiace che le forze di polizia siano considerate, da chi le aggredisce, una difesa del potere anziché della democrazia. Mi spiace ancora di più che quei giovani in divisa siano stati mandati a fronteggiare una violenza che altri, a livello politico, avrebbero forse potuto prevenire.

Prevenzione è la parola chiave, e non solo in riferimento al corteo di Torino, ma a qualunque situazione dove il conflitto sociale rischia di sfuggire di mano. Perché se oggi condanniamo senza ambiguità la violenza verso gli spazi pubblici e i rappresentanti delle istituzioni, non altrettanto chiaramente sentiamo condannare una certa violenza istituzionale che si scarica contro le persone più fragili e marginali: i poveri, i migranti, i giovani dei ceti meno tutelati. Anche le disuguaglianze crescenti, la precarietà del lavoro, il sovraffollamento delle carceri, la burocrazia a ostacoli e lo smantellamento della sanità pubblica sono una forma di violenza.

Gli scontri al corteo hanno passato un colpo di spugna sopra i suoi contenuti, fra cui temi universali come la pace e problemi reali di questa città, come l’emergenza casa o il malessere giovanile. Al centro del dibattito sono rimaste solo la brutalità e le sue radici ideologiche, vere o presunte, in un rimpallo di responsabilità che non risponde in alcun modo ai bisogni e alle paure della gente. Questa è la prima grande sconfitta.

Una sconfitta ancora più grave sarebbe fare leva sugli episodi del 31 gennaio per inasprire le politiche repressive a scapito di quelle preventive. La repressione non spegne i conflitti ma li rinfocola, come abbiamo visto. Non risolve i problemi ma ne crea di nuovi. Alla manifestazione di sabato c’erano anche tante persone impegnate ogni giorno in un’opera di ricucitura degli strappi sociali e ripristino dei diritti traditi. Loro sono ugualmente vittime delle violenze, non complici come qualcuno si è permesso di dire. Testimoni di quanto sia difficile vivere l’incertezza, il dubbio, la contraddizione, ma restare sulla strada comunque, per preservarla come luogo di costruzione e incontro, non di distruzione e scontro.

Oggi la scelta più coraggiosa sarebbe quella di rilanciare il dialogo fra la Città e i soggetti sociali “puliti”, invece di seppellirlo. Dimostrare che le giuste istanze collettive sopravvivono alle scelte sbagliate dei singoli, e trovano altre strade per realizzarsi grazie a chi crede davvero nella democrazia”.

Don Luigi Ciotti, presidente Libera e Gruppo Abele

Parole necessarie, a mio parere, nel solco della riflessione di Umberto Eco

Ma cosa ha prodotto tutto questo? Non siamo diventati stupidi all’improvviso. Questa non è solo una crisi culturale: è un addestramento sistematico che premia l’IDIOZIA ed esalta l’ignoranza.
Io vengo da un tempo in cui le parole pesavano. Prima di parlare si ascoltava, prima di giudicare si cercava di capire. Negli ultimi decenni invece ho assistito a un progressivo imbarbarimento non dirò della cultura, ma proprio dell’essere umano. I social media ne sono l’esempio perfetto. I social non informano: eccitano. Non spiegano: SEMPLIFICANO. Non creano il dialogo: mettono gli uni contro gli altri.
Sono lo specchio di una società che ha reso ridicola la critica, sospetto il dubbio, noiosa la competenza. Ci vuole una resistenza quasi eroica per sottrarsi a tutto questo. In un mondo che ti vuole stupido, pensare è già una forma di disobbedienza. Perché mentre tutto spinge verso l’idiozia, pensare resta l’ultima forma di resistenza.

Pensare e resistere, pensare è resistere.

venerdì 6 febbraio 2026

CERIMONIA DI APERTURA DELLE OLIMPIADI

 Stasera ho guardato la cerimonia di apertura delle Olimpiadi - Roberto no, ha deciso di guardare un vecchio bellissimo film, ma io sono un po’ romantica, mi piace la sfilata degli atleti, belli, giovani, eleganti, entusiasti di essere lí, mi piace l’alzabandiera olimpico, mi piace l’accensione della fiaccola, mi piacciono i riti collettivi, insomma ero e volevo essere  tra i due miliardi (DUE MILIARDI!) di persone che l’hanno guardata - e mi è piaciuta, l’ho trovata elegante, non volgare, piena di messaggi reiteratamente giusti, disattesi, ma necessari. E c’era il mio Presidente, quello che dice le cose che il mio cuore vuole sentire (ultimamente le occasioni in cui il mio cuore è felice sono davvero poche).

Il momento migliore, però, a mio parere è stato quando Ghali, circondato da una bellissima coreografia di giovanissimi ballerini, ha “rappato” in tre lingue una delle poesie che amo di più, una poesia di Rodari che sembra scritta per i bambini e che parla di cose semplici, di regole minime, di azioni necessarie alla vita e di azioni contro la vita

Promemoria di Gianni Rodari

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.

Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.

Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra

E, ammetto, gran parte del godimento che ho tratto dal momento è stato che questa poesia è stata schiaffata su quella gran faccia da culo di Vance con i suoi trecento (TRECENTO) agenti di scorta che stava assistendo alla cerimonia. Poi ho pensato “ma tanto, per quel che ne capisce…”

(PS per un attimo ho pensato: ma Netanhyau c’era alla cerimonia? Perché la delegazione di Israele l’ho vista sfilare… poi mi sono ricordata: non c’era perchè su di lui pende il mandato di cattura per crimini contro l’umanità e per crimini di guerra… già)