venerdì 23 ottobre 2026

FIGLI DI DUE STORIE

 Non si può essere figli di due storie, vivere nel secolo erede della sconfitta dei totalitarismi (con lo svelamento e l'insegnamento che ne deriva) e tenere ancora un piede e una parte del cuore nel vecchio mondo, rifiutando la piena accettazione della democrazia. Perché questo è il vero nodo centrale da sciogliere: ci si allontana dal sostegno al più debole, all'aggredito, prima di tutto perché non si crede compiutamente nei valori della democrazia, e perché non ci si riconosce nella cultura dell'Occidente (qualsiasi cosa, pur sbiadita, significhi ora Occidente). Qui, su questo punto della vicenda contemporanea, si saldano insieme gli obiettivi distinti e separati, ma convergenti, del trumpismo, del putinismo, del sovranismo di destra estrema di casa nostra e del "progressismo" populista dei Cinque Stelle. Tutti diversi tra loro: ma tutti uniti contro il sistema democratico, attaccato frontalmente da Putin, denunciato da Trump che opera quotidianamente per superarlo, smontato e corretto dalle politiche di Salvini e Vannacci, svillaneggiato dalla predicazione grillina che lo presenta come un grande inganno su scala italiana ed europea. So che molti a questo punto direbbero: ma e Hamas? E l’ISIS? - certo, certo, osservo solo che loro si autocollocano da sempre al di fuori dell’area democratica e io qui voglio pensare invece a coloro che sfruttano l’area democratica per smontarla e svilirla.

La parola "pace" che appartiene a tutti gli uomini e le donne compiuti e consapevoli e non è esclusiva di qualcuno, non assolve dalla mancanza di responsabilità democratica. Quale pace e a quali condizioni? Si può chiamare "pace" un nuovo ordine fondato sulla capitolazione dell’aggredito e sulla consacrazione dell'abuso? Il negoziato è indispensabile e dovrà costruire le condizioni per un sistema di sicurezza europeo che garantisca anche la Russia. Ma bisogna portare l'Ucraina viva al tavolo della trattativa (mentre invece la si disarma anche psicologicamente) e sapere in nome di quali principi e quali valori negoziamo: perché se si smarrisce il canone democratico si entra nella terra di nessuno, dove i mezzi giustificano qualsiasi fine.

So perfettamente (magari fossi ancora ingenua) che la “democrazia” non significa la stessa cosa per tutti. Provo a spiegare cosa vedo io.  Democrazia, come è noto, significa potere al popolo, dalle parole greche “demos” (popolo) e “kratos” (potere) e le modalità di esercizio di tale potere sono state molteplici e varie, a seconda delle esigenze politiche e delle caratteristiche delle civiltà che ne hanno fatto uso. Realizzazioni sempre imperfette e cariche di contraddizioni e ipocrisie (un esempio su tutti l’assassinio di Allende e il golpe in Cile a firma USA).

Ma ciò che a mio parere rende la democrazia un valore fondamentale per le società moderne sono i principi e i valori che essa incarna. La democrazia non si limita a garantire una forma di governo: essa riflette una visione del mondo, un insieme di valori morali e sociali che pongono l'accento sulla libertà, sull'uguaglianza, sulla partecipazione, sul pluralismo e sulla dignità umana. L'uguaglianza mi sembra sia il principio più dolente in questo periodo: se tutti devono essere liberi, non possono esserci discriminazioni tra gli individui. E l'uguaglianza non riguarda solo la parità formale davanti alla legge, ma implica anche l'opportunità di partecipare a pari condizioni alla vita politica e sociale. Ogni individuo deve, quindi, essere trattato con uguaglianza, ma, al tempo stesso, deve avere accesso alle stesse possibilità di realizzare il proprio potenziale. Le enormi disuguaglianze (economiche, di potere, di conoscenza) che caratterizzano il nostro tempo minano le fondamenta della democrazia. Se assisto allo spettacolo al tempo stesso spaventoso e ridicolo dell'arroganza di pochi maschi che detengono ricchezze (su cui peraltro praticamente non pagano tasse) superiori a quelle di molti stati sovrani, sento che la democrazia è negata, è in pericolo.

Altro principio fondamentale è il pluralismo: in una democrazia autentica non esiste un'unica verità o una sola visione del mondo. Le diverse opinioni e le diverse culture non sono solo tollerate, ma devono essere riconosciute come elementi essenziali per la crescita della società. Questo principio è quello maggiormente avversato dal putinismo, dal trumpismo, dal sionismo contemporaneo, dai sovranismi in genere, interessati a minare le fondamenta della democrazia in nome di un pensiero unico, "perfetto", insito nei loro credi, siano essi l'impero zarista, la "missione divina" degli USA o il territorio ebraico disegnato in un atlante di duemila anni fa.

E infine la dignità umana, cui la democrazia è indissolubilmente legata. Ogni individuo, nella visione democratica, deve essere tratto con rispetto, come fine in sé e non come mezzo per raggiungere altri scopi. Questo principio, che si intreccia profondamente con la Carta dei Diritti Umani, implica che le istituzioni democratiche debbano proteggere la libertà e l'integrità degli individui da qualsiasi forma di sfruttamento o abuso. La democrazia, infatti, non è solo una questione di potere politico, ma di potere etico, nel senso che mira a tutelare l'autonomia, la dignità e i diritti di ciascuna persona. Vedere le persone ormai ridotte a fantasmi aggirarsi tra le macerie di Gaza o in Cisgiordania, affamate, ridotte ad ombre (non posso dimenticare l'affermazione dell'ufficiale israeliano nel film NAZA che non solo uccidono le persone e tutti i loro familiari, ma bruciano e bombardano sistematicamente le loro case e i loro averi per cancellarne la storia stessa) grida contro la democrazia, non solo contro i diritti umani.

Mi chiedo davvero quanti lo capiscano e lo tengano in considerazione, in un tempo in cui il ragionamento e la razionalità sembrano perduti e smarriti, in cui il pensiero politico non è quasi mai protagonista, sostituito dalla politica come ricerca di potere e priva di principi, ma usata come un bilancino sui vantaggi personali e di breve termine. Non so se faccio bene a chiedermelo... di quale storia siamo figli?

(credits to Ezio Mauro)

lunedì 19 ottobre 2026

RITORNI

 Ieri, dopo quasi una settimana di visita “alla casa natìa”, Anna, Luigi e Olivia sono tornati in Svizzera e a Parigi. Dopo la loro partenza, circa alle 14, con Anna che tornava con la macchina e che ha dato uno strappo a Luigi fino a Milano dove ha preso il treno per Parigi, la casa è piombata nel silenzio, senza le chiacchiere degli adulti e la vocina continuamente in moto di Olivia.

 Roberto ed io abbiamo passato il resto della giornata occupandoci delle nostre faccende, Roberto in giardino, io a riordinare casa togliendo le tracce del passaggio di Olivia e dei suoi tanti piccoli giochi, libri e disegni sparsi ovunque. Ci siamo ritrovati ad ora di cena concordando su una parca cena (i fagioli all’uccelletto del pranzo ancora stazionavano in parte nell’area della digestione) e ci siamo accomodati davanti al TG la 7 e alle nostre verdure (e meat analogue). In silenzio, senza tanta voglia di parlare. 

A un certo punto ho pensato di aver trovato le parole giuste “ È un peccato non dover più aspettare il rientro di qualcuno, vero?”. Roberto ha annuito in silenzio. Domani, anzi oggi,  è lunedí.

Con questa foto Anna ha cambiato l’immagine della chat di famiglia. Qui siamo noi nell’Appennino parmense che da poco avevamo finito di strafogarci di funghi porcini.




domenica 18 ottobre 2026

MEGLIO PUTIN DELL'OCCIDENTE

 

(newsletter di Emiliano Fittipaldi, direttore del Domani. 17 ottobre 2026)
Care lettrici, cari lettori,
 sapete già che questa settimana l'Ucraina è tornata al centro del dibattito politico internazionale e italiano. E sapete perché: Donald Trump, che fin dall'inizio del suo mandato si è dimostrato più putiniano di Putin, per placare l'opinione pubblica in vista delle elezioni di midterm qualche giorno fa ha sottoscritto un patto scellerato con lo zar. Ossia, io ti tolgo le sanzioni sul diesel, tu lo vendi, così i prezzi calano (una pia illusione, ma con Trump la logica è sempre perdente). In cambio, gli Usa abbandonano l'Ucraina e il suo presidente Zelensky al loro destino. Come? Innanzitutto levandogli l'intelligence satellitare garantita dalla Cia, in modo che i missili di Putin possano colpire Kiev e dintorni senza più essere intercettati dalla contraerea ucraina. Poi, spegnendo di tanto in tanto le connessioni di Starlink (Elon Musk ha subito eseguito diligentemente gli ordini della Casa Bianca), oggi fondamentale per coordinare la difesa e i contrattacchi dell'esercito ucraino.
 
In pratica, Ucraina e Unione europea si trovano nuovamente davanti alle piroette dell'ex alleato americano che, piaccia o non piaccia, resta fondamentale per i destini del conflitto. In Italia il disastro geopolitico derivante dalle decisioni del tycoon è diventato nuovamente questione di dibattito, che spacca internamente i partiti, i due campi avversi e, naturalmente, l'opinione pubblica.

Ora, è un fatto che la guerra ideologica che si combatte sull'Ucraina in Italia e che trascende la stessa non ha confronti con nessun altro paese europeo. Ovunque, al netto dell'ovvio richiamo alla necessità di arrivare alla pace e alla svolta diplomatica essenziale per arrivarci, al netto pure degli errori fatti dall'Occidente, la stragrande maggioranza delle persone non ha dubbi su chi sono i buoni e chi i cattivi: gli aggressori russi guidati da un dittatore criminale vanno fermati (e certamente non premiati da una pace ingiusta che, proprio per questo, non durerebbe); mentre gli ucraini vanno aiutati, per quanto possibile, nella loro resistenza.

Gli europei hanno posizioni identiche anche per l'altra guerra che ha sconvolto l'ordine mondiale, quella in Medio Oriente: la stragrande maggioranza considera Israele come fautore di una vergognosa pulizia etnica a Gaza e in Cisgiordania, mentre i palestinesi (nonostante le responsabilità di Hamas del pogrom del 7 ottobre) sono le vittime con cui solidarizzare. Un sentiment che si “appoggia” anche alle decisioni della Corte penale internazionale, che ha emesso mandati d'arresto per crimini di guerra contro Netanyahu, l'ex ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant e i leader di Hamas e, per quanto riguarda l'Ucraina, contro Putin e Maria Lvova-Belova, l'architetta delle deportazioni di bambini ucraini in Russia.
 
Se l'opinione pubblica europea è coerente rispetto ai principi che fondano la civiltà democratica liberale, in Italia ahinoi la musica cambia. Qualche mese fa un sondaggio di YouGov, una delle società di ricerca più autorevoli al mondo, ha segnalato che solo il 33 per cento degli italiani spera in una vittoria dell'Ucraina, il dato più basso dei paesi monitorati.

Per fare un confronto, in Spagna, Gran Bretagna e Polonia chi crede nelle ragioni di Kiev è tra il 65 e il 70 per cento, nella Germania – dove trionfano i neonazisti russofili di AfD – è comunque al 54 per cento. In Francia l'appoggio all'Ucraina è solido per il 40 per cento, ma nessun partito, a parte il Front National di Le Pen che è stato finanziato in passato da una banca del Cremlino, ha posizioni morbide o ammiccanti come quelle di Roberto Vannacci e di grandi partiti di destra e sinistra come Lega e M5s.

Nessun paese, inoltre, ha media e giornali che ospitano quasi tutti i giorni in tv o sui quotidiani esperti e influencer che spiegano, spesso con la bava alla bocca, le ragioni del Cremlino, le vergogne presunte dell'Europa “bellicista”, le fake news sulla Nato che abbaia ai confini del povero Putin. Una propaganda martellante fatta attraverso l'uso sapiente della tecnica del cherry picking (letteralmente, “cogliere dal cesto solo le ciliegie più buone”), con cui si selezionano solo i dati e le evidenze utili alle proprie tesi, ignorando le argomentazioni antirusse che le smentiscono.
Un fenomeno che coinvolge solo la questione Ucraina. Un altro sondaggio YouGov di un anno fa sulla guerra a Gaza ci dava infatti un'altra volta in testa, ma dalla parte “giusta”: sono proprio gli italiani i cittadini europei più critici nei confronti di Israele, con giudizi durissimi sul governo di Tel Aviv per “il genocidio” ordito contro i palestinesi. Anche nel resto d'Europa l'aggressore israeliano (insieme ovviamente ai tagliagole di Hamas) è censurato senza troppe sfumature.

L'Italia è dunque un unicum. A mio parere, la propaganda russa – a differenza di quella israeliana, pur molto attiva sui media – riesce a diffondersi come un virus nel dibattito pubblico per due motivi. Il primo è “emotivo”: i palestinesi non hanno armi di difesa, non hanno un esercito, sono sostanzialmente abbandonati dalla comunità internazionale, sia occidentale sia araba. Gli ucraini hanno invece milizie organizzate, vengono appoggiati finanziariamente e militarmente dall'Ue e, fino all'arrivo di Trump, dagli Usa. Combattono, seppur aggrediti da una superpotenza che sulla carta doveva entrare a Kiev in una settimana, un conflitto alla pari.

Il secondo motivo è però quello più rilevante: la tradizione antioccidentalista in Italia resta fortissima, ed è molto più radicata rispetto a qualsiasi altro membro dell'Ue. Una cultura, sintetizzo, che considera l'Occidente sempre e comunque il primo responsabile del disordine mondiale, fondamentalmente imperialista, corrotto dal capitalismo e dagli interessi materiali. In questa logica, Israele va condannato perché pezzo di Occidente imperialista dentro il Medio Oriente. L'Ucraina anche, perché combatterebbe una guerra per procura per conto dell'odiato asse atlantico.

In Italia ereditiamo l'antioccidentalismo da radici diverse: dal vecchio Partito comunista di Togliatti, che si rifiutò di condannare l'invasione dell'Ungheria del 1956, dalle simpatie filorusse successive alla Liberazione (l'Armata rossa, insieme agli Usa, ha permesso la sconfitta del nazifascismo). L'antiamericanismo è rimasto forte durante la Guerra fredda in un pezzo del pacifismo cattolico radicale, e nella Seconda Repubblica tra i movimenti antagonisti di sinistra e, a destra, negli epigoni dell'Msi vicini ai rautiani, amanti delle teorie antiamericane di Evola.

Per i postfascisti, crollati l'Unione sovietica e il materialismo marxista, la Russia del dittatore Putin è diventata paradossalmente unico, vero custode della “nazione” e dei valori tradizionali della famiglia naturale, di contro alla flaccidità di un Occidente liberale e, di fatto, invertito dal capitalismo e il gender. Da qui la passione per Mosca, per intenderci, della Lega di Matteo Salvini prima e di Vannacci dopo, o di quotidiani nazionali come La Verità di Maurizio Belpietro.

L'antioccidentalismo duro e puro del M5s è di vecchia data. Il movimento nasce sulle ceneri delle istanze dei no global della fine degli anni Novanta e dei primi del nuovo millennio, sul terzomondismo “alla Di Battista”, sull'euroscetticismo: i veri nemici degli italiani starebbero a Bruxelles, non a Mosca o Pechino.

Chi pensa che, solo per fare degli esempi, il Fatto quotidiano, Vannacci, Giuseppe Conte o la Lega abbiano posizioni marcatamente filorusse perché “pagati” dal Cremlino non solo dice una cosa fino a prova contraria falsa (per quanto esponenti della Lega ci abbiano provato, come insegnano le intercettazioni dell'Hotel Metropol), ma sbaglia analisi: l'antioccidentalismo radicale in Italia è una posizione ideologica forse non dominante, ma “mainstream” per milioni e milioni di italiani. Semplicemente, partiti e media riempiono quella domanda. Anche a costo di vendersi (platonicamente) a un autocrate criminale, sterminatore di civili e rapitore di bambini, che guida un regime dove politici dissidenti e giornalisti critici vengono incarcerati e ammazzati: sempre meglio dell'Occidente.

PS. nei giorni scorsi sono andata a sentire un dibattito organizzato dai c.d. "moderati" di centro sinistra, piuttosto interessante per certi aspetti. L'unica nota stonata e direi esilarante l'ha fornita Ettore Rosato (ora Azione, ma a lungo capogruppo PD e se ci penso ho un mancamento) che non solo ha asserito che Azione è piuttosto contenta di questa legge elettorale (Stabilicum/Melonellum) ma l'ha motivato dicendo che nessuna delle due coalizioni raggiungerà il 42% e quindi il pareggio (con ritorno al proporzionale puro) aprirà la strada ad un governo di partiti "europeisti" (PD, Forza Italia, cespuglietti centristi) con la guida fondamentale di Azione (!). Mi è venuto in mente perché in mezzo a questo discorso ispirato ha dichiarato che è molto meglio Pichetto Fratin di un possibile Ministero dell'Ambiente a Bonelli - certo, per gli antiambientalisti di destra in effetti… - nella stessa linea folle di meglio Putin dell'Occidente.
PPS. anche sul concetto di "Occidente" converrebbe fare un ragionamento un po' più complesso, molti paradigmi sono in cambiamento - ma ancora quello democratico (nelle sue varie sfumature) sembra chiaro.
 

sabato 17 ottobre 2026

PICCOLE STORIE DI OLIVIA E DELLA SUA MAMMA - -RIFLESSIONI SUL FUTURO

 Questa settimana Olivia, Anna e Gigi sono stati in visita dai loro vecchi - domani tornano alle loro vite e rispettive destinazioni.

L’altro giorno Olivia e Anna stavano facendo un giro in bicicletta sull’argine del Po, in una bellissima giornata di ottobre, calda e luminosa. Chiacchierando, Anna chiede “Ma sai già cosa vorrai fare da grande?” E Olivia risponde partendo da lontano “Ma mamma, i razzi esistono?”. È una buona domanda, in effetti, lei i razzi li vede nei cartoni o nelle illustrazioni dei libri, ma non ne ha mai, come noi, visto uno. 

“Sí, i razzi esistono”. “Allora voglio fare l’astronauta e guidare i razzi”. Ci sta, è un mestiere che ha sempre avuto il suo appeal sui bambini. Ma come è noto i bambini pensano e rimuginano le loro risposte, quindi dopo breve riflessione Olivia continua “Ma voglio fare anche la mamma. Mamma, posso fare l’astronauta e anche la mamma?”. Con questa innocente domanda Olivia non sa di avere toccato un tasto che potrebbe scatenare una lunghissima discussione, ma non è ancora il momento per lei, per fortuna, di rendersene conto e affrontarlo. “Ma certo, puoi fare l’astronauta e la mamma insieme”.

Soddisfatta, la biciclettata prosegue, non senza un’ultima riflessione, forse diretta soprattutto a se stessa “E la maestra. Voglio fate l’astronauta, la mamma e la maestra”. Un progetto di vita ambizioso e perfetto, direi.

Oggi, Olivia pronta per iniziare la Kids Run (categoria 5-6 anni) a Parma


giovedì 15 ottobre 2026

AGRICOLTURA DIGITALE E AUTOGRILL

Nei giorni scorsi, più di venti funzionari 𝐎𝐂𝐒𝐄 provenienti da diverse parti del mondo hanno fatto visita all'𝐀𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐚 𝐀𝐠𝐫𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐒𝐩𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐒𝐭𝐮𝐚𝐫𝐝, per approfondire soluzioni di 𝐚𝐠𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞, accompagnati dall’Agri-Food Cluster della Regione Emilia-Romagna.  Molta attenzione da parte degli ospiti è stata rivolta ai progetti di ricerca e sperimentazione dello Stuard e questo ha riempito di orgoglio gli agronomi Stuard.

Per chi non ne fosse a conoscenza, l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) è un’organizzazione internazionale intergovernativa che riunisce i paesi sviluppati che condividono un sistema di governo democratico e un’economia di mercato. L’organizzazione funziona principalmente come un forum e un centro di ricerca per il confronto e il miglioramento delle politiche pubbliche, raccogliendo dati, analizzando tendenze economiche e sociali e formulando raccomandazioni o standard internazionali, per esempio in materia fiscale, agricola o di sicurezza. Oltre all’economia e alla stabilità finanziaria l’OCSE valuta e confronta le politiche dei vari governi in settori chiave come la scuola (sono note le indagini PISA sulle competenze degli studenti), il lavoro, l’ambiente e l’innovazione tecnologica e la sanità.

Insomma, un onore per lo Stuard essere oggetto di concreto interesse, tutti soddisfatti e contenti di essere stati ascoltati e valorizzati. L’unico piccolo disagio l’ha manifestato la signora (anche lei con laurea) E. che ha accolto diversi funzionari che volevano fare spesa nel magnifico Emporio Stuard dove, oltre a una distesa di prodotti freschi biologici c’è un tripudio di sfizi, sughi, salse e paste particolari e tutto il ben di Dio che i viziati si permettono. E., sconcertata ha detto “Ma sapete che cosa hanno comprato di più? La pasta tricolore, le farfalle. Non ci crederete, a momenti rimango senza.. Ci hanno preso per un autogrill, forse”.



giovedì 8 ottobre 2026

P.S. A CI SONO CORTILI IN EMILIA

Il dottore mio marito mi ha spiegato l'arcano del grano/semola. In realtà arrivano davvero migliaia di tonnellate di grano, perchè il complesso include anche un grande mulino, che è esattamente l'edificio più alto che ho fotografato. Ecco, la piccola città ha anche il suo mulino (in una foto non ci sta).