Una bimba di nemmeno 5 anni è morta di difterite - in Italia non succedeva dal 1991. Trentacinque anni.
I primi sintomi erano comparsi la settimana scorsa: febbre, vomito, inappetenza. Sembrava una tonsillite — perché la difterite così sembra, all’inizio. Ho fatto una ricerca sulla difterite (ma non sono un medico, scrivo quello che ho capito). Comincia come un mal di gola qualunque poi nella gola si forma una membrana grigiastra, spessa, aderente, che ostruisce progressivamente il respiro. Un tempo la chiamavano “il male che strangola i bambini”. Ma ciò che uccide più spesso non è il soffocamento: è una tossina che il batterio produce e che entra nel sangue, raggiungendo il cuore, i nervi, i reni. Nei non vaccinati, senza trattamento adeguato, la difterite è letale in circa tre casi su dieci. E c’è un dettaglio interessante: il vaccino non protegge dal batterio, protegge dalla tossina, non impedisce di incontrare l’infezione — impedisce che l’infezione uccida. Negli ultimi trent’anni in Italia si sono accertati otto casi di difterite, tutti non letali, tutti causati da ceppi che la tossina non la producevano.
Poi le condizioni della bambina sono precipitate: è stata intubata, portata in terapia intensiva, e i medici hanno tentato anche la circolazione extracorporea: l’ultima cosa che si può fare quando il cuore e i polmoni non reggono più, ma niente è bastato. La tossina aveva già colpito il cuore, il fegato, l’intestino.
La bambina non era vaccinata. Dichiaro subito che non provo rabbia verso quei genitori, ma una furia quasi omicida nei confronti di chi li ha convinti.
Ho letto commenti feroci contro quel padre e quella madre, ma non ne partecipo, e se potessi chiedere qualcosa chiederei di non parteciparvi. C’è una famiglia che ha perso una figlia di quattro anni. Ci sono quattro fratelli che hanno perso una sorella. E ci sono due genitori che dovranno convivere, ogni singolo giorno per il resto della loro vita, con una domanda che nessuno di noi vorrebbe nemmeno sfiorare. Non esiste punizione che il mondo possa aggiungere a questa. Nessuna. Non conosco questi genitori, non li giudico. Risponderanno delle loro responsabilità in sede giudiziaria e i Servizi Sociali spero cercheranno di prendersi cura di questa famiglia.
Ma provo lo stesso molta rabbia per una morte così stupida, cosí inutile e la mia rabbia va verso chi li ha convinti. In questi anni si è costruita una fiorente industria del dubbio. Non uso la parola a caso. C’è chi ci ha costruito sopra un pubblico, una notorietà, una carriera, in qualche caso un reddito. Ci sono libri, conferenze, video, canali. C’è tutto un ecosistema che vive del terrore dei genitori, e che quel terrore lo coltiva perché è la sua materia prima.
E poi — e questa è la parte che fa più male — ci sono migliaia di persone perbene che condividono. Persone che non hanno alcuna cattiva intenzione. Che inoltrano un video nel gruppo WhatsApp della scuola. Che ripubblicano un post perché “fa riflettere”, “male non fa”, “sentiamo tutte le campane”. Che non hanno letto lo studio, non hanno controllato la fonte, non hanno verificato se quel medico esercita ancora, non sanno nulla, ma pensano di sapere. Il gesto di condividere non è neutro, è un atto che ha conseguenze. Una catena di condivisioni non ha un colpevole, ma mille persone che hanno fatto un gesto piccolissimo, allargando a macchia d’olio una convinzione totalmente priva di fondamento. E in fondo alla catena, qualche volta, c’è un bambino.
E come funziona la disinformazione? Non convince di un fatto preciso: semina una diffidenza generale, indistinta. Poi quella diffidenza si allarga da sola, copre tutto, e alla fine lascia scoperto proprio il punto da cui arriverà il colpo. Chi diffonde quei contenuti non ha detto a quella famiglia “non vaccinate contro la difterite”. Ha detto qualcosa di più vago e di più efficace: “non fidatevi”. (Un inciso che sarebbe comico se la situazione non fosse tragica. Il famoso studio - falso, basato su dati falsificati e per il quale l’autore è stato radiato dall’albo - era correlazione tra autismo e vaccino TRIVALENTE e questo ripetono a pappagallo i genitori e i loro sostenitori, mentre quello che è mancato in questo caso è il vaccino ESAVALENTE, ma sono dettagli minimi, no?).
Sul legame tra vaccini e autismo quasi non vale la pena tornare. È stato cercato sul serio, da persone che avrebbero avuto tutto da guadagnare a trovarlo. Su 657.000 bambini in Danimarca. Su 95.000 negli Stati Uniti, compresi quelli che avevano già un fratello autistico, quindi con un rischio più alto in partenza. Su oltre un milione nelle analisi complessive, nssun aumento del rischio è stato trovato. Mai.
Un altro paio di riflessioni. La prima è che i vaccini sono vittime del proprio successo, perchè funzionano così bene da far sparire le malattie dalla nostra vista. E quando una malattia sparisce dalla vista, sparisce anche dalla mente: diventa una cosa dei libri di storia, dei racconti dei nonni, delle fotografie in bianco e nero e a quel punto succede l’inevitabile: resta visibile solo il rischio del vaccino, mentre il rischio della malattia diventa invisibile, un fantasma. Ma il fantasma non se n’era andato - si era soltanto tolto dai piedi finché eravamo in tanti a difenderci.
Nel mondo, nel 2025, l’OMS ha registrato oltre 30.000 casi di difterite. Nei Paesi dell’Unione Europea, nel solo 2024, ne sono stati segnalati 151. Il batterio non è stato eradicato da nessuna parte, e viaggia esattamente come viaggiamo noi. E non riguarda solo la difterite. Il morbillo in Italia sta risalendo: nei primi cinque mesi del 2026 le segnalazioni sono state 609 contro le 342 dello stesso periodo dell’anno prima - quasi il doppio. La copertura della seconda dose è ferma all’84%, e nessuna Regione italiana raggiunge il 95% necessario a fermare la circolazione del virus. Il vaccino, conviene ripeterlo, non impedisce di incontrare l’infezione, impedisce che l’infezione uccida.
Negli Stati Uniti va molto peggio, ed è il risultato diretto di scelte politiche che hanno sistematicamente alimentato il dubbio: nel 2026 hanno superato i 2.300 casi di morbillo, il massimo dal 1991, con il 93% dei malati non vaccinato. Rischiano di perdere lo status di Paese in cui il morbillo era stato eliminato. Non è sfortuna. È una scelta, la conseguenza di una scelta.
La seconda riflessione è personale. Ma è anche molto politica. Sono arrivata alla conclusione che quando si parla di “novax” (in generale, non nel singolo doloroso e penosissimo caso) non si indica affatto il semplice insieme di coloro che hanno deciso di non vaccinarsi, ma un ambito di pensiero che contrappone l'individuo alla collettività, che ritiene qualsiasi misura limitativa della libertà individuale in nome della salute pubblica un abuso illegittimo e incostituzionale, che equiparava nella fattispecie il green pass alle discriminazioni razziali e parlava di “dittatura sanitaria” dicendo che quella era una sperimentazione per un totalitarismo a venire (che fossero proiezioni paranoiche é un fatto dimostrato dagli anni che hanno seguito la pandemia, anni che hanno mostrato che le questioni reali sono invece quelle del conflitto di classe su scala globale, della giustizia ambientale, delle guerre imperialiste, della radicale sconnessione tra capitalismo e democrazia; ma non c'è stata alcuna riflessione su quanto quelle analisi fossero infondate, e invece frutto dell'individualismo sociale in cui la comunità e la sua cura sono variabili dipendenti). Il pensiero (“pensiero” è forse troppo, in questo caso) novax si integra perfettamente con il pensiero di destra, fondato sul prevalere dell’individuo forte sul bene della collettività, sulla disseminazione di paura e diffidenza per mantenere gli individui fuori dalla creazione di comunità, ma solo nella dimensione familistica.
E tutto torna: i bambini sono la parte debole della società - sacrificabili.
