UN DERBY TRA LE MACELLERIE
Sarei molto felice se il regime tenebroso e bigotto che da quasi mezzo secolo governa l’Iran dovesse finalmente cadere, levando le mani di dosso alle ragazze persiane. Sarei molto infelice se quel regime dovesse cadere per l’imposizione armata di Stati Uniti e Israele. La sequenza di queste due frasi lascia intendere l’umore sbigottito e impotente con il quale seguo le notizie di queste ore.
Invidio chi riesce a prendere parte con nettezza all’ennesimo macello. Nel caso in questione lo definirei un derby tra macellerie. La macelleria arcaica del terrore religioso, la nuova macelleria tecnocratica del più potente esercito del pianeta, quello degli immobiliaristi in cerca di macerie da trasformare in oro.
Invidio, dicevo, chi riesce a prendere parte con nettezza e con convinzione. In estrema sintesi: ci sono quelli che considerano legittimo e anzi doveroso imporre, con le buone o con le cattive, “la libertà” – parola da prendere con le molle, perché ci si scotta facilmente a prenderla in mano se esce dalla bocca di Trump – a popoli che non riescono ad averla motu proprio; e neppure si sa bene se e come la intendono, questi popoli, “la libertà”: magari in un’altra lingua suona differente… Il famoso “la democrazia si esporta con le armi” ha portato, fin qui, a vergognosi fallimenti (Afghanistan, Iraq), ma i suoi fautori e i suoi faccendieri perseverano indisturbati.
Non so voi, ma io non ce la faccio proprio a mettermi l’elmetto dei “liberatori”; neppure se penso alla “polizia morale”, ai Guardiani della rivoluzione e agli altri orribili strumenti di repressione della teocrazia.
Ma neppure riesco a spendere mezza parola che rischi di unirsi a quelle di chi, per le ragazze persiane, non ha mai mosso un dito, mai organizzato un corteo, perché Teheran è “nemica dell’Occidente” e tanto basta per alzare le spalle se qualcuno ti dice: e per le donne dell’Iran bastonate, rapate, incarcerate e ammazzate perché volevano ballare con i capelli al vento, come mai non ti sei indignato, perché non hai manifestato, cara e caro il mio rivoluzionario da tastiera? Perché farlo non rientrava nel tuo ottuso schemino “buoni/cattivi”?
Come vedete ho poco da dirvi, sul tema, che non sia “fuori dal gioco”, come se la mia squadra, in questa come in altre partite, non si fosse iscritta al torneo. Posso solo aggiungere che i due nomi dati da americani e israeliani al loro golpe dall’esterno (di questo, tecnicamente, di tratta: è l’obiettivo dichiarato) sono ridicoli e vanagloriosi: “Ruggito del leone” e “Furia epica”. Sembrano i titoli di due videogame per bambocci di tutte le età.
Quando mi ha telefonato Fabio Fazio, domenica mattina, per dirmi che in trasmissione avremmo dovuto parlare dell’Iran, gli ho detto che l’avrei fatto volentieri, a patto di potere dire che non so esattamente che cosa dire. Mi ha risposto che gli sembrava un ottimo punto di partenza.