venerdì 21 marzo 2025

LA TELEFONATA TRUMP-PUTIN

 La telefonata tra Putin e Trump va analizzata nel merito e nel metodo.

1. Nel merito:

a) Il cessate il fuoco sulle infrastrutture energetiche avvantaggia più la Russia che l’Ucraina. La Russia ha colpito meno le infrastrutture ucraine, obiettivi meno utili per causare disagio alla popolazione, avvicinandosi la primavera. L’Ucraina, invece, colpisce con efficacia impianti petroliferi russi. Se accettato, il cessate il fuoco è un successo di Putin per sé stesso. L’Ucraina non potrà attaccare le raffinerie russe, la Russia potrà attaccare obiettivi civili in Ucraina.

b) Lo scambio di prigionieri non è merito di Trump e Putin: gli scambi di prigionieri sono periodici, è verosimile che anche questo fosse già programmato.

c) La sospensione degli aiuti militari all’Ucraina durante l’eventuale tregua non è accettabile. L’Ucraina deve restare in condizioni di difendersi. Sul punto non c’è chiarezza, in una intervista successiva Trump ha smentito di averne parlato con Putin.

2. Nel metodo:

a) Stati uniti e Russia trattano senza l’Ucraina e l’Europa, le due parti più interessate: la prima perché in guerra, la seconda perché minacciata nella sua sicurezza. Mosca e Washington si ritengono in diritto di decidere il futuro europeo a loro gradimento. Zelensky ha confermato di aver ricevuto notizie da Trump solo 24 ore dopo la telefonata con Putin.

b) L’amministrazione USA continua ad attribuire la responsabilità della guerra all’Ucraina. L’inviato Witkoff, in un’intervista di ieri, ha detto di sperare che l’Ucraina accetterà le condizioni della tregua. In realtà non è l’Ucraina che deve accettare condizioni: l’Ucraina si sta difendendo. La tregua e il ritiro devono essere imposti alla Russia. 

Un negoziato riprenderà domenica in Arabia Saudita, non è noto in quale cornice. L’Europa, per Putin e Trump, è ridotta a tavolo da biliardo. Bene hanno fatto Macron e Starmer a segnalare unità d’intenti. In Germania, la formazione del nuovo governo procede a tappe forzate, vista la gravità dell’ora. In Italia, salvo isolate eccezioni, né la politica né l’opinione pubblica percepiscono la portata degli eventi, il dibattito sul tema è di umiliante inanità.

(Luca Lovisolo, post FB, 19 marzo 2025) 

Aggiungo di mio altre opinioni ascoltate in questi giorni sul tema. Secondo una riflessione (Paolo Mieli) Putin ha fatto questa proposta perché teme il missile a lunga gittata appena testato dagli Ucraini perché può arrivare senza problemi a bombardare il famoso ponte della Crimea. Secondo Zelensky, vista la pioggia di bombardamenti sull’Ucraina in questi giorni, la “tregua” sulle infrastrutture consente a Putin di intensificare i bombardamenti sugli obiettivi civili. Tutti i commentatori hanno inoltre sottolineato in questi giorni come lo scambio di prigionieri fosse da tempo pianificato e previsto.

Anche Adriano Sofri commenta (19 marzo su FB)

Prima

Cose così succedono una volta a ogni morte di papa, e nemmeno. L'uomo di Mosca alla Casa Bianca aveva parlato con Putin per più di due ore: devono essersene dette di tutti i colori, a proposito di donne e motori. "Ti ricordi di quella volta all'hotel Ritz Carlton di Mosca?" Sai che risate. In questo contesto, devono aver rifatto il nome di Odessa, mania di donnaioli. Sul resto d'Ucraina si sono sbrigati. Bombardamenti sospesi sulle centrali "e le infrastrutture". Per il resto, fuoco a libertà. Putin ha chiesto un piccolo favore di dettaglio: smettere di armare e illuminare l'Ucraina con l'intelligence. Me lo tieni fermo mentre lo meno, e gli metti anche una benda sugli occhi. Gran bella telefonata, sarà ricordata più del telegramma di Ems. Gran bella giornata, il martedì 18 marzo 2025, trascorso nella trepidante attesa della telefonata fra i due bellimbusti. Prima e dopo la telefonata, la Russia ha tempestato di droni e missili l'intera Ucraina - ha mandato in fiamme anche la frontiera occidentale di Palanca, per abbaiare alla Moldova. L'Europa dei volenterosi un po' aspettava un po' si muoveva, includendo Norvegia e Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda, e un po' di Giappone, e soprattutto la Turchia, il famoso secondo esercito della Nato. Tutt'attorno un piatto ricco, nessuno avrebbe rinunciato a ficcarcisi. Netanyahu aveva appena ribombardato Gaza e reimbarcato Ben Gvir. Erdogan, riaccolto alla tavola europea - da quella russa non era mai uscito - aveva una prateria davanti a sé, come dicono. Ha insultato Israele e arrestato Ekrem Imamoglu, il suo rivale in capo. Sono andati di notte in un battaglione di giannizzeri a casa sua, a frugare e ammanettare, però hanno lasciato che indossasse la camicia e si mettesse la cravatta e si riprendesse mentre faceva il nodo - gli avrebbero dato una mano a stringere. Invece che montare colpi di stato finti contro di lui, Erdogan questa volta ha semplicemente inscenato il proprio colpo di stato, e l'ha perfezionato facendo annullare il diploma di laurea di Imamoglu. Tocco d'artista. Il rivale imprigionato e bocciato a scuola, da far invidia al Doge. E' impero dovunque, tardo, tardissimo impero. Zelenskyj era andato in Finlandia. Ci pensate, alla Finlandia? C'è una universale comprensione in giro per il desiderio della Russia di non avere la Nato ai propri confini. Finlandia e Russia hanno un confine di 1340 km, si passa su e giù che è un incanto, pattinando sul ghiaccio. 

Mentre scrivo, si aspetta, ma poco poco, che si telefonino Trump e Zelenskyj. 

Ancora una volta, niente sarà mai più come Prima. Quando è finito, Prima, e dove?



Nessun commento:

Posta un commento