Ma come vorrei avere i tuoi occhi, spalancati sul mondo come carte assorbenti
E le tue risate pulite e piene, quasi senza rimorsi o pentimentiMa come vorrei avere da guardare ancora tutto come i libri da sfogliareE avere ancora tutto, o quasi tutto, da provare
Culodritto, che vai via sicura, trasformando dal vivo cromosomi corsariDi longobardi, di celti e romani dell'antica pianura, di montanariReginetta dei telecomandi, di gnosi assolute che asserisci e domandiDi sospetto e di fede nel mondo curioso dei grandi
Anche se non avrai le mie risse terrose di campi, cortile e di stradeE non saprai che sapore ha il sapore dell'uva rubato a un filarePresto ti accorgerai com'è facile farsi un'inutile software di scienzaE vedrai che confuso problema è adoprare la propria esperienzaCulodritto, cosa vuoi che ti dica? Solo che costa sempre faticaE che il vivere è sempre quello, ma è storia antica, Culodritto
Dammi ancora la mano, anche se quello stringerla è solo un pretestoPer sentire quella tua fiducia totale che nessuno mi ha dato o mi ha mai chiestoVola, vola tu, dov'io vorrei volare verso un mondo dove è ancora tutto da fareE dove è ancora tutto, o quasi tuttoVola, vola tu, dov'io vorrei volare verso un mondo dove è ancora tutto da fareE dove è ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare
(Culodritto, Francesco Guccini, 1987)



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