mercoledì 17 giugno 2026

FEMMINICIDIO

 Vannacci ha tuonato contro il reato di femminicidio e ho perfino letto un fine ragionamento giuridico (non suo, ovviamente, anzi da altre “sponde”) sul perchè non sia corretto (un “obbrobrio” giuridico, per l’esattezza) introdurre il reato di femminicidio quando nell’omicidio è già presente l’aggravante.

Tutto questo fa rabbrividire, non tanto Vannacci che sa quello che dice e il perché lo dice, ma mi fanno rabbrividire i “fini giuristi”. Cerco di spiegare, non so se ci riuscirò appieno.

I femminicidi sono sempre esistiti, anche prima che si cominciasse a lavorare sul concetto stesso di femminicidio. Qual è dunque la differenza, cosí pervicace a morire? La differenza è che allora ci si accontentava della cronaca. Una donna era stata uccisa, un uomo era stato arrestato e la storia finiva lì. Nessuno sentiva il bisogno di domandarsi che cosa avesse reso possibile tutto questo. Nessuno si chiedeva perché, con impressionante regolarità, fossero quasi sempre gli uomini a uccidere e le donne a morire.

La parola dà fastidio perché costringe a guardare dove molti preferirebbero non guardare. Se dico omicidio descrivo un fatto. Se dico femminicidio sono costretta a interrogarmi sul motivo. Ed è il motivo che crea disagio. Perché il motivo ci obbliga a parlare di possesso, di controllo, di una cultura che per secoli ha considerato normale che una donna dovesse adattarsi alle aspettative di un uomo. Perché definendo il femminicidio si definisce il patriarcato.

Per questo  considero il Generale Baby Pensionato e i “fini giuristi” parte del problema. Non perché abbiano espresso un'opinione. Le opinioni non  spaventano, preoccupano invece le conseguenze che certe opinioni producono quando vengono pronunciate da chi gode di autorevolezza, visibilità e consenso. Perché quando una figura pubblica trasforma un fenomeno in una caricatura ideologica, offre inevitabilmente un rifugio a chi quel fenomeno non ha mai voluto riconoscerlo. Credo che abbia rassicurato molte persone che non vedevano l'ora di sentirsi dire che il problema non era poi così grave, che si trattava di un'esagerazione, che le donne stavano ingigantendo la questione, che sono solo “due matti” e non una pseudo-cultura organizzata.

Non è la parola ad interessarmi e trovo singolare che si continui a preoccuparsi della parola usata per descrivere il fenomeno più di quanto sembri preoccuparsi del fenomeno stesso (era già successo recentemente con la parola “genocidio”).Il Generale Baby Pensionato è un coglione qualsiasi a cui viene data una visibilità gratuita e del tutto immotivata. I “fini giuristi” conducono i loro ragionamenti come se fossero fuori dal contesto e dalla storia (miserie che non li riguardano, evidentemente), come se la giustizia vivesse in una bolla “scientifica” e non fosse invece carne e sangue e vita. Infine, ho controllato: i “fini giuristi” in questione hanno votato SÍ al recente referendum sulla magistratura seguendo lo stesso modus acontestualizzato. Grazie, ma non ci serve.

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