E' una farfalla, indubbiamente. Basta guardarla come svolazza leggera tra i giochi, sulla strada, quasi volando con quelle sue gambette e braccia sempre nude, tranne con temperature seriamente rigide. E come la farfalla ha resistenza, svolazza per ore senza quasi percepire e far percepire la fatica. Dove tu fai dieci passi, lei ne fa almeno venti, va avanti, torna indietro, gira in tondo, pesta i piedi, si immusa, gioisce immensamente e parla parla parla.
Sì, perché in più della farfalla ha il dono della parola, di molte parole in due lingue, in svizzero- tedesco e in italiano. E adesso che possiede gli strumenti, le parole, i vocaboli, i modi di dire, che piazza persino i congiuntivi al posto giusto, elabora continuamente le esperienze e le emozioni attraverso le parole, come prima le elaborava con i pianti e le risate e le paure. Argomenta ed interpreta ogni cosa, sia in dialogo con gli altri, sia in dialogo con se stessa, parla da sola mentre sta giocando narrando di babies e di canzoncine di buon compleanno e di stare sul marciapiede e di pezzi di avventure di Paw Patrol (il suo cartone attualmente preferito dei quarantacinque minuti di cartoni animati che da poco tempo le vengono concessi al giorno). E con lei molte cose sono diventate estenuante trattativa verbale - la novità è che qualche trattativa, complice la sua nuova consapevolezza e dialettica, si riesce a vincerla. (Ma altre volte la trattativa sfocia nell'assurdo : "Olivia, finisci i tuoi pomodori" "No, non posso, mi fanno male alla gamba")
Forse con la farfalla ha anche in comune la chiarezza nell'esprimere e perseguire i propri desideri, una chiarezza che gli adulti hanno smarrito. Voglio il cioccolato, la mamma, il vestitino a fiori, voglio bere e non voglio bere, non voglio andare o voglio andare - tutto è chiaro, immediato, la richiesta di soddisfacimento improrogabile e inaccettabile il rifiuto. E' fantastico assistere al dipanarsi delle pulsioni e dei desideri, sempre con la loro franchezza e purezza - difficile dirle di no, invidiosi di questa sua capacità di soddisfazione così semplice, così percepibile a pelle, a sensazione. Bellissimo constatare come il più piccolo dolore sia intollerabile intoppo ad una vita che scorre come un fiume, piena e continuamente rinnovata (sua madre la chiama Drama Queen, quella che ad ogni colpetto ha bisogno - tre minuti, attenzione, non di più - del ghiaccio, del bacino, del conforto immediato).
E della farfalla ha anche la fragilità: è così piccola, così indifesa, così fiduciosa e sensibile - molte cose le fanno paura, la turbano, come se non sapesse come affrontarle (piccolo aneddoto: Olivia il 25 di giugno ha detto addio - con festa - alla Kita, l'asilo che ha frequentato per quasi tutta la sua vita e dove ci sono i suoi amici, alcuni dei quali ritroverà nella nuova scuola, il Kindergarden, in cui comincerà un percorso più da "grandi". Penso che lei immaginasse che la Kita senza di lei sarebbe stata chiusa e invece è aperta sempre - lei semplicemente ha lasciato in giugno perché - bambina fortunata - ha fatto un mese di ferie negli States prima con la mamma e poi anche con il papà e poi un paio di settimane con i nonni a Oberrieden, qualche giorno con i fratelli e qualche giorno a Sanguigna per traguardare al 18 agosto quando inizia la scuola nuova. Un giorno mentre eravamo a Oberrieden con lei abbiamo deciso di raggiungere un campo giochi situato appena dietro la Kita e quindi siamo passati di fianco all'asilo. In quel momento i bimbi erano fuori a giocare nel cortile attrezzato e appena hanno visto Oliva hanno cominciato a salutarla e a farle festa da dietro la rete. Ho visto che Olivia si è turbata, non sapeva cosa fare e stranamente mi si è avvicinata e ha cercato la mia mano evidentemente per tenere a bada una tempesta emotiva che le si era scatenata dentro a vedere i suoi amici alla Kita. Non è riuscita quasi a dire una parola). A volte penso che dovremmo preoccuparci di proteggere una farfalla così delicata , di non fare cadere o danneggiare la polvere che è sulle sue ali e le consente di volare. Penso però poi immediatamente alle molte persone che ha intorno e che la adorano, in particolare un papà e una mamma che per possibilità culturali, emotive ed economiche sono difficilmente abbattibili da qualsiasi difficoltà e mi sento tranquilla - visualizzo quasi il guscio d'acciaio che si schiude attorno a lei.
E per ultimo, penso alla manina tranquillamente abbandonata nella mia mano. Vorrei poter descrivere il sentimento di dolcezza e di sfrenata felicità che provo quando tengo la sua manina, ma non ci posso riuscire, credo. Penso solo che è una manina perfetta di una piccola donna, è una farfalla, è Olivia, è la vita…

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