lunedì 23 giugno 2025

CON CALMA E PER FAVORE

 Sull’Iran cerco di farla breve (che a farla lunga già ci pensano i B-2). Rileggo e risento parole quasi identiche ai precedenti casi di “bonifica” a mano armata di stati retti da regimi dispotici: Afghanistan e Iraq, indimenticabili catastrofi dell’allora coeso “Occidente” che vestiva i panni, già allora piuttosto logori, del dispensatore di giustizia e libertà. I talebani e i capitribù del fondamentalismo sunnita ancora ringraziano.


Ve la dico secca: se funzionasse – se per davvero gli ayatollah sprofondassero e quel grande popolo tornasse libero – potremmo anche fare finta che non esista il diritto internazionale, che l’aggressore e l’aggredito siano ruoli invertibili a seconda della convenienza, che l’arma atomica sia sacra per noi altri ma una bestemmia se negli arsenali altrui, che l’incolumità dei civili bombardati conti meno della liberazione di un popolo intero, che l’obiettivo sia veramente allargare la democrazia e restituire dignità alle persone – chiunque pensi alle ragazze iraniane capisce di che cosa si sta parlando.
Ma non funziona. Non funziona proprio tecnicamente, la libertà non è una medicina da somministrare con la violenza: il paziente te la sputa in faccia. (Mi viene in mente una vecchia barzelletta. Gesù incontra un paralitico e gli ordina, con voce tonante: “alzati e cammina!”. E il paralitico, piuttosto seccato: “con calma e per favore”).
Se poi il liberatore ha la caratura morale e il curriculum politico di Trump e di Netanyahu, e l’ecatombe di Gaza come biglietto da visita fresco di stampa, come può accampare qualunque genere di superiorità etica? Come può un assalitore del suo Parlamento, un censore delle Università, un finto cristiano che ha insediato nel Palazzo una predicatrice ossessa con il compito di “difendere la fede”, essere un paladino della libertà e dei “valori occidentali”? E l’uomo che imprigiona, asseta e affama una intera comunità umana definendola “terrorista”, potrebbe essere considerato anche dal più accanito e disperato oppositore del regime di Teheran qualcosa di diverso da un energumeno del tutto indifferente alle sorti delle persone umane?
Mi fermo qui, che poi si scivola sempre di più nel cattivo umore, nei sentimenti scomposti, e non è il caso. Mi limito ad aggiungere che un cittadino europeo senza Europa si sente tremendamente solo. “Non rappresentato”, si dice in politologia. Più semplice dire: tremendamente solo. Fine dello sfogo.

C’è ancora spazio per l’angolino comico. Nel momento stesso in cui bombardava l’Iran, Trump ha detto: “L’Iran deve porre fine a questa guerra”. Nemmeno Monty Python.
(Michele Serra, Ok Boomer, il Post, oggi)

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