sabato 20 maggio 2023

TUTTA UN’ALTRA MUSICA

 

Il silenzio del Boss

L’altra sera, in quel di Ferrara, Bruce Springsteen è riuscito nell’impresa di cantare per tre ore accanto a una tragedia senza minimamente farvi cenno. Nemmeno uno straccio di saluto ai romagnoli che spalavano fango a poche decine di chilometri in linea d’aria dai suoi ringhiosi gorgheggi. Ce lo saremmo potuto aspettare da un rapper cinico o, all’opposto, da un poeta fuori dal mondo, non da un cantautore che ha sempre cavalcato l’impegno sociale e ha scritto decine di canzoni sui defraudati dal destino. Una parte di me continua a sperare che danzasse nell’oscurità, per citare un suo classico, e che lo abbiano catapultato su quel palco senza dirgli dov’era e che cosa stesse succedendo. Ma non è credibile che lui e il suo entourage non abbiano visto e saputo nulla, nemmeno delle polemiche sull’opportunità di suonare che avevano animato la vigilia. Per giustificarlo, l’organizzatore ha detto che «il concerto è strutturato in modo da non lasciare spazio ad altro che non sia la musica». Come se il vecchio Springsteen fosse ridotto alle dimensioni di un juke-box: una macchina programmata per cantare senza quelle pause che servono a un artista per rimettersi in connessione con l’uomo.

P.S. Il ragazzo che spala fango nella foto è Yuki Tsunoda, pilota giapponese di Formula Uno. Quando ha saputo che il Gran Premio di Imola era stato rinviato (a differenza del concerto), è sceso in strada a rendersi utile. Scrivi una canzone su di lui, Bruce. Titolo: «Tutta un’altra musica».




mercoledì 10 maggio 2023

UNA RISATA VI SEPPELLIRÀ

 

Montanelli sosteneva che gli italiani sognano sempre di fare la rivoluzione d’accordo con i carabinieri. Quando però sono i carabinieri a farla, la rivoluzione, significa che è diventata istituzione. E chi la contrasta non è più un conservatore, ma un reazionario. L’appuntato scelto Angelo Orlando non è il primo carabiniere a sposarsi con un altro uomo, eppure il fatto che lavori a Palazzo Chigi, i cui attuali inquilini non vanno particolarmente pazzi per i matrimoni gay, dà alla sua scelta un significato ironico. 

Il resto lo fanno l’alta uniforme dello sposo e l’arco di spade incrociate del picchetto d’onore sotto il quale l’appuntato Angelo e il parrucchiere Giuseppe si sono baciati dopo essersi tenuti per mano. Quell’uniforme e quel picchetto rappresentano il marchio della più prestigiosa istituzione del Paese, gelosa custode dei valori della tradizione, su un rito che fino a non molto tempo addietro era vietato e ancora oggi suscita in alcuni (penso allo sgomento che starà provando il senatore Pillon) un moto di condanna o comunque di fastidio. A queste persone bisognerà pur dire che sono circondate, ormai persino dai carabinieri. Non resta loro che arrendersi, uscendo a mani alzate da un mondo che non c’è più per entrare in un altro dove ognuno possa finalmente tenere per mano chi gli pare. Con la consapevolezza che «nei secoli fedele» sarà anche il motto della Benemerita, ma assai di rado è il destino degli sposi, a qualunque genere, sesso e orientamento appartengano. 

domenica 7 maggio 2023

COME TI CHIAMI?

Nelle mie esperienze di insegnare le lingue (inglese, italiano per stranieri) ovviamente il punto di partenza é la domanda “Come ti chiami ?” (E poi “quanti anni hai?” e “da dove vieni?” e via di seguito…) perché necessitá primaria di comunicazione é quella di presentare se stessi, di autonominarsi, di dichiararsi. Solo quando si hanno le parole per definirla, analizzarla, “chiamarla” una cosa assume realtà e in una nuova lingua (che é un nuovo mondo, in fondo) avere le parole per dire chi si é risulta una necessitá di base, fondamentale.

Olivia non si é autochiamata e autodefinita per gran parte della sua vita, per ovvie ragioni. Inoltre, i bambini come é noto non usano “io”fino intorno ai tre anni di età, con un percorso di consapevolezza del proprio sé che inizia molto presto, ma ha tappe lunghe. Da qualche mese Olivia usa il suo nome per dire “io”. E il suo nome lo pronuncia come “Oyo” in modo tenerissimo e bellissimo. Quindi molto spesso si sente risuonare Oyo, quando per esempio si riconosce in una foto o allo specchio e piú spesso (e con molta più insistenza) quando vuol fare lei da sola una cosa (e ambirebbe in veritá a fare tutto da sola).

Poi, una decina di giorni fa (eravamo a Zurigo con lei), ha risposto ad una domanda “lo vuoi fare tu, Olivia?” Con un limpido “Olilla”, in seguito ripetuto alcune volte e in alcune altre occasioni (ma ancora con prevalenza di “Oyo”). Dopo qualche giorno, un messaggio Whatsapp di Anna “Oyo si é ufficialmente trasformata in Olilla”, ma dopo qualche giorno in videochiamata é tornata “Oyo” e Anna dice che alterna le due diciture.  Insomma, periodo di transizione. A noi sembra una questione importante, ma la reazione al tema di Oyo/Olilla é questa


(Ha ben altro da fare, compreso occuparsi di un baby, nel seggiolino con lei)

É FOLLE, FOLLE, FOLLE

 Un periodo folle, colmo di notizie agghiaccianti: un tredicenne serbo uccide altri ragazzini, varie sparatorie negli Stati Uniti, un altro serbo che spara a caso e uccide diverse persone e via via, ogni giorno nei paesi con ampia diffusione di armi il disagio e la follia diventano strage, diventano pianto e dolore insensato sotto i colpi dei fucili d’assalto, così efficienti nel cancellare vite umane.

E in questo contesto, mi cade l’occhio su questo trafiletto e mi raggelo


É folle, folle, folle, significa avere perso il senso, il filo logico, la capacitá di fare un ragionamento semplice, la pancia che ribolle e silenzia la realtà - un italiano su quattro! Forse non c’è speranza, non c’è più speranza.

domenica 30 aprile 2023

DOVE VANNO L’EUROPA E CACCIARI?

 Decido di andare a questa lectio perchè Cacciari ha cose da dire che io non so o non ho elaborato, anche se ne dice altre totalmente prive di fondamento e infarcite di pre-giudizi non scalfibili. Questa lectio me lo ha confermato.


(Nota iniziale di lamentela. Possibile che per UNA INTERA MEZZ’ORA tutti debbano vuotamente ringraziarsi gli uni gli altri senza dire nulla di interessante e intelligente tranne che per far vedere che i potenti sono lí. Nell’ordine: l’organizzatore, ben due direttori di dipartimento, il vicesindaco in vece del Sindaco e poi ancora l’ organizzatore - che due palle!) 

Cacciari inizia statuendo l’egemonia del pensiero occidentale, che ha sviluppato un pensiero libero, scientifico e come tale dialogico e in ascolto. Questo pensiero si é sviluppato dall’antica Grecia in poi fino ad arrivare ad una dimensione tecnico- politica che lo sviluppa in pieno. Intrinseca a questo pensiero “potente” é la capacità di riconoscere il valore e le specificitá delle altre civiltà- é il pensiero scientifico che ce lo consente, senza imbrigliare il pensiero quindi in gerarchie di valori rigide come fanno altre civiltá. Esercitiamo il pensiero scientifico come capacitá di COMPARARE, quindi relazionare (logos). L’egemonia culturale non comporta quindi necessariamente una deriva imperialistica, semmai il suo contrario.

Alla fine della seconda guerra mondiale l’Europa é a pezzi da tutti i punti di vista, e la scelta naturale é stata di mettere insieme le economie dei paesi europei per dare un senso e un sostegno al nostro essere e rivivere. Ma i padri fondatori avevano anche altre ambizioni ben più alte: l’Europa doveva essere la terra della DEMOCRAZIA PROGRESSIVA, compito della politica europea é la soddisfazione dei diritti, delle  domande sensate poste dai propri cittadini; la politica europea doveva concretizzarsi nella capacitá di ascolto, attenzione e RESPONSABILITÁ (= capacitá di rispondere alle domande). Per esempio: il principio di STABILITÀ é sicuramente necessario al mercato europeo per continuare a produrre la ricchezza a sua volta necessaria per dare risposta alle domande di diritti, ma il principio di stabilitá non si combina spesso con i principi di solidarietà e sussidiarietà (e qui deve intervenire la politica con la responsabilità e la mediazione). Per decenni l’Europa ha lavorato sulla mediazione, sfruttando condizioni favorevoli alla creazione di società affluenti. Ora la mediazione é in crisi: la costruzione del mercato europeo non sembra più in grado di garantire le risposte ai bisogni dei cittadini (qui dissento da Cacciari: é la politica che ha perso il senso della responsabilità e della mediazione. Le richieste dei cittadini non sono tutte “diritti” - molte sono richieste di “privilegi” da assicurare a scapito dei diritti degli altri. E forze politiche irresponsabili li fomentano. Questo é quello che succede oggi, il mercato europeo non mi sembra affatto in crisi).

Infine, qual é il senso dell’Europa rispetto ai due Imperi? (Qui Cacciari intende gli Stati Uniti e la Russia, ma anche qui dissento: la Russia non é un Impero, ma uno stato straccione imperialista che per motivazioni storiche e per imperizia di molti che hanno governato il mondo - vedi il trasferimento dell’arsenale atomico pressochè tutto posizionato in Ucraina alla Russia - si trova a possedere un arsenale di bombe atomiche). Il senso dell’Europa é prevenire lo scontro tra i due Imperi, costruire una visione policentrica del mondo (di nuovo LOGOS, mediazione, confronto). Quindi un’Europa atlantica, dell’Est, mediterranea. Purtroppo però il Mediterraneo, invece di diventare luogo di confronto e di scambio, per l’Europa é diventato una specie di confine. All’Est c’è la guerra e basta (anche qui dissento con Cacciari. L’Est non é solo la Russia, ma é anche la Polonia, l’Ungheria, la Georgia, la Moldavia, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania,  l’Ucraina, tutte attirate all’orbita europea e non mi risulta con atti o spirito imperialista, ma con quella egemonia richiamata in premessa da Cacciari). Rimane quindi solo la sponda atlantica (e qui Cacciari fa un discorso alquanto confuso e storicamente insostenibile sostenendo che la Brexit é stata una catastrofe perché la Gran Bretagna era l’unico stato europeo ad assicurare autonomia all’interno della NATO. Storicamente invece l’Inghilterra é sempre stata saldamente schierata con gli Stati Uniti piuttosto che con l’Europa, all’interno della NATO) e quindi l’Europa vassalla degli interessi statunitensi. (E da qui é partito tutto il solito armamentario di deliri dei filo-putiniani e quindi assurdamente pacifisti o dei pacifisti assurdamente filo-putiniani, devo dire però meno pesante e convinto di altre volte che ho sentito Cacciari parlare - soli 5 minuti di prammatica)

(Avrei di mio da argomentare che vorrei chiedere come si fa ad aprire il dialogo con chi non vuole aprirlo e sarei molto serena sul fatto che l’Europa ha fatto la sua parte, se non altro per motivi utilitaristici, per aprire il dialogo con Putin, mentre sarei piú critica e dubbiosa sul dialogo con i paesi del Maghreb, che mi é sembrato e mi sembra ambiguo e insufficiente a contrastare le sirene turche e russe. E in ordine sparso tra i vari Stati europei, con fini strettamente nazionalistico-economici)

Ultima nota che mi ha fatto arrabbiare. All’inizio della lectio é stato detto che si lasciava spazio al pubblico per domande (“non più di una per ciascuno per motivi di tempo”). Appena Cacciari ha smesso di parlare dal pubblico si sono levate voci di disapprovazionee critica a quello che aveva appena detto e quindi il professor Pagnotta che aveva meritoriamente organizzato l’incontro e ne era il moderatore (e che aveva presentato Cacciari in modo sdilinquente all’inizio ringraziandolo per il suo “ineguagliabile impegno per ripristinare pace e veritá”) ha affrettatamente fatto scudo dicendo che per motivi di tempo (Cacciari aveva parlato meno di un’ora) non era possibile porre domande al professore e che lui gliene avrebbe poste alcune di interesse generale. Mi sono alzata e me ne sono andata.