giovedì 11 gennaio 2018

DILETTANTI ED IMPROVVISATORI

Un editoriale esemplare, accorato e tremendo che mi colpisce parola per parola. Siamo a questo punto e questo punto, per dirla con Recalcati, è Male, è la non generatività, la ricerca del godimento senza desiderio. Non c’è visione del fituro, ma solo vendita di illusioni agli illusi. Poveri noi, povera Italia. Solo ogni tanto sento qualche voce che si eleva dall’ammasso di cazzate. Ultimamente Gentiloni intervistato da Fazio e stamattina Gori che ho sentito su Radio Uno. Ma il rumore di fondo è davvero assordante e le parole/pietre di Calabresi mi lasciano dei lividi (ed è solo l’inizio e sembra che le prospettive siano sempre peggiori).

mercoledì 3 gennaio 2018

LA MIA MENTE COME UNA CASA

La mia mente é come una casa che ho passato la vita ad arredare. I tavoli, i letti, gli armadi sono i libri che ho letto, le canzoni che ho imparato, dimenticato e so ancora cantare, i viaggi che ho fatto e le visioni di mondo che mi porto nel cuore.
I miei coinquilini sono molti, vivi e morti, genitori, mio fratello, mio marito e i miei figli, ma anche gli amici, passati e presenti, le persone cui ho voluto bene e mi vogliono bene - in cantina, chiusi a chiave, le persone e i momenti sgradevoli.
I quadri e i soprammobili sono i momenti in cui sono stata coraggiosa, intelligente, gentile, in cui ho realizzato il mio desiderio di essere e i miei talenti, in cui ho saputo donare qualcosa - sono gli ornamenti della casa, ne fanno una casa bella, vivibile, confortevole - a tratti felice. I momenti invece in cui sono stata pavida, stupida, proterva, rancorosa sfregiano le pareti della casa, ma cerco di tenerle confinate al suo esterno.
I miei ricordi sono la libreria della casa. Ci sono volumi che parlano dei momenti della mia vita - a volte li sfilo a casaccio e appaiono immagini dei miei figli piccoli, di lezioni in università a Bologna o a Purdue in cui imparavo cose importanti, di cieli stellati, di braccia che mi avvolgono e mi amano, di lacrime di commozione, di una me stessa giovane che fatico a riconoscere, di volti dimenticati e indimenticati che mi trasmettono sentimenti e relazioni, di problemi risolti e irrisolti, di tante strade percorse, di quadri o foto o film che formano la trama di ciò che sono e sono stata e sarò.
Continuerò spero per alcuni anni ad arredare questa casa che sta diventando vecchia, ma anche ricca e piena - poi, come fanno le vecchie case, tornerà alla polvere.

(credits to Ken Follett per l’idea)

lunedì 18 dicembre 2017

INSENSATA VIOLENZA SULLE DONNE (E SUI BAMBINI)

Ancora un femminicidio, ieri, una donna accoltellata a morte davanti ai suoi bambini piccoli. Dolore e violenza - uccidere con un coltello ha bisogno di molto odio e molta violenza. Povera giovane donna la cui vera storia conosceranno solo gli intimi. Grande tristezza per una vita sottratta al futuro, insensatamente, per quel meccanismo che trasforma negli uomini il dolore in aggressività e che molte culture non solo non addomesticano, ma fomentano. Eppure, oggi non potevo smettere di pensare a quei bambini, che si trovano senza più la mamma e con un padre che l’ha ammazzata come un cane. Come potranno far fronte a questa cosa nella loro vita? Come li segnerà? Dovranno aiutarli molto, non solo le future famiglie che spero si prenderanno cura di loro, ma anche professionisti che li aiutino a costruire la propria identità in un confronto difficile con gli specchi che li hanno generati. Di tutto questo solo una cosa è non dico positiva, ma almeno non agghianciantemente negativa: a differenza della maggior parte degli uomini che ammazzano, questo padre (non si può definire certo compagno o marito) è vivo e non solo pagherà questa morte con la sua punizione della giustizia, ma forse un giorno potrà parlare a questi bambini, spiegare loro le folli ragioni del suo gesto e forse (chissà) dire loro di non seguire mai neppure lontanamente il suo esempio e chiedere il loro perdono, favorendo la formazione di cicatrici resistenti in questi piccoli orfani. Buona fortuna, bambini - bambini nostri.

domenica 10 dicembre 2017

A CHE COSA SERVE ANDARE IN MANIFESTAZIONE

Ieri Roberto e Luigi (sono molto contenta soprattutto della presenza di Luigi, ovviamente) sono andati a Como alla manifestazione antifascista. Io non sono andata perchè il pensiero di 5 ore di  macchina anche nel week end mi dava un senso di nausea, ma ero con loro nell’intento e nello spirito. Tra i vari messaggini whatsApp che ormai fanno trama alle nostre giornate mi ha colpito il messaggino di un compagno di classe del liceo (il Buro, un reggiano) che dice annoiato “ma le manifestazioni a cosa servono?”
Roberto ha risposto “Servono a vivere un momento di sentimento comune, a fare massa critica su un principio, su di una rivendicazione, servono ad incoraggiare i nostri rappresentanti a rimanere sul pezzo, a passare la giornata con un figlio giovane...”.
Una bella risposta, direi. Aggiungerei solo che servono anche ad essere più credibili quando ci si lamenta per come vanno le cose - almeno si può dire che nel nostro piccolo ci si è impegnati per cambiarle e che è vero che il mondo intorno a noi le vuole e se le merita, ma che noi non le vogliamo e non ce le meritiamo. Una piccola cosa? Può darsi (ma nemmeno tanto piccola....)

sabato 9 dicembre 2017

IL BENE E IL MALE- DA LAICA

Sono nettamente e serenamente laica, senza tentennamenti, ma nemmeno rancori.  Rispetto chi ha bisogno di livelli di spiritualità più alti di quelli di cui ho bisogno io   - l’unico motivo di attrito che a volte provo è quando si cerca di impormi una morale derivata dalla religione.
Mi sono chiesta a volte come articolare una definizione di bene e male in senso extramorale, posto che anche senza una morale religiosa, mi sembra di percepire con chiarezza la differenza tra il bene e il male.
Ho trovato una buona risposta nel libro che sto leggendo di Recalcati (Contro il sacrificio. Al di là del fantasma sacrificale):

Bene è quando il campo della vita si allarga, Male quando si restringe, Bene quando diventa generativo, Male quando resta sterile, Bene quando sa ospitare la donazione, Male quando la rigetta e l’osserva risentita, Bene quando il desiderio è vivo, Male quando è morto e invidia nell’impotenza quello vivo.

Ho provato empiricamente a confrontare molte percezioni che ho sul bene e il male e penso vengano incluse. Male è il giudizio senza appello, bene l’ardua ricerca di una veritá complessa; male è l’illusione che si ha di se stessi, bene è la certezza che si ha di se stessi; male sono i valori, bene la ricerca dei valori; male é la passività, bene la generatività; male é la staticità, bene la ricerca. Male sono la guerra, l’odio e i rancori, bene sono la pace, l’amore non cieco e la comprensione e la tolleranza. 
La laicità aiuta.

venerdì 1 dicembre 2017