domenica 14 maggio 2017

giovedì 11 maggio 2017

RAGAZZI FRAGILI

Aproposito della relazione genitori e figli il nostro tempo sembra sostenere due imposture o, se si preferisce, due retoriche pedagogiche egualmente distorte. La prima è quella delle regole. Esiste una vera e propria industria culturale che produce libri di ogni genere e specie che dovrebbero accompagnare i genitori nel loro dressage disciplinare del figlio. Il volto severo, oscuro e minaccioso della Legge è stato sostituito con quello più moderato e pragmatico delle regole. Una serie per ogni sequenza comportamentale. I manuali di "psicopedagogia" prêt-à-porter nordamericani, ma anche nostrani, ne sono infarciti: come fare per addormentare il proprio bambino, per farlo mangiare, per farlo studiare, per farlo socializzare. Questo nuovo impero della regola si associa solitamente a quello della medicalizzazione sospinta della vita: educare significa normalizzare e se un figlio dimostra di non corrispondere all'ideale positivo della normalità sarà immediatamente consegnato alla presa severa della diagnosi psichiatrica che, non a caso, la versione recente del "Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali" sembra estendere a ogni livello dell'esperienza non negando a nessuno la sua etichetta (che è sempre una piccola etica, ironizzava Lacan): disturbi dell'appetito, dell'apprendimento, dell'attenzione, del sonno, dell'umore, eccetera. Il mito della regola e quello dell'uso inflattivo dell'etichettamento diagnostico si sostituiscono così al lavoro duro, paziente e incerto dell'educazione.
La seconda impostura dominante è quella del dialogo, dell'empatia e della comprensione reciproca tra genitori e figli.
Chi oggi riuscirebbe, senza essere osservato con sospetto, a introdurre il dubbio che forse il dialogo tra genitori e figli è una chimera, una illusione, che dialogare con i propri figli si rivela molto spesso un'attività del tutto inconcludente? Consiglio a questo proposito la lettura attenta di Pastorale americana di Philip Roth dove gli sforzi generosi e inesausti del mitico "svedese" di dialogare con la propria figlia adolescente si rivelano votati fatalmente allo scacco. Chi oggi avrebbe il coraggio di ricordare che più che comprendere i propri figli il vero dono della genitorialità è quello di rispettare il loro segreto, ovvero la particolarità insostituibile, talvolta ai nostri occhi bizzarra e, appunto, del tutto incomprensibile, del loro desiderio? Desiderio che non può che manifestarsi, sé è davvero tale, ovvero se è il desiderio del figlio, come una deviazione anarchica dal "piano della famiglia", come il giovanissimo Giacomo Leopardi lamentava nella sua accorata lettera al padre Monaldo. Lo sappiamo per esperienza: molto spesso il dialogo coi figli non mira tanto ad ascoltare davvero la parola del figlio ma a volerlo condurre sulla via che noi riteniamo la più giusta. La responsabilità educativa non può dunque essere ridotta né alla determinazione prescrittiva delle regole (ivi compresa la classificazione del comportamento deviante da tali regole come necessariamente patologico), né al perseguimento della comprensione empatica che spesso significa assimilare la vita del figlio ai progetti dei genitori. La via è assai più stretta e scomoda e nessun manuale potrà dispensarci dalle difficoltà. Questo significa fare spazio alle possibilità della caduta, dello smarrimento e del fallimento.
Non dovremmo, infatti, come genitori mai dimenticarci che ogni figlio è, in quanto erede, un figlio eretico, cioè diverso da come noi ci attendavamo che fosse. Il grande dono della genitorialità non è amarlo nonostante questa differenza, ma proprio a causa di questa differenza.
(Massimo Recalcati, la Repubblica, 10 maggio 2017)

Trovo questo articolo molto condivisibile e fondamentale nella comprensione del rapporto vecchi-giovani. Ho solo una sottolineatura da fare e si insinua nella "via stretta e storta":nel riconoscimento della ereticità necessaria del crescere credo che i genitori abbiano un piccolo portafoglio da spendere che deriva dal credito come adulti e come testimoni. Questo credito, speso non sulla coercizione, ma sull'affetto, può offrire ai figli il patrimonio dell'esperienza - la velocità del crescere ha bisogno della lentezza dell'essere, dell'esserci, dell'essere interlocutori, specie nei momenti di transizione e crisi.

domenica 23 aprile 2017

RABARBARO

Davvero interessante ed in certo qual modo misteriosa la pianta del rabarbaro. Nei rimanzi che parlano delle terre del Nord spesso viene citata questa pianta dalle coste delle foglie rosso vivo, fiammeggianti nell'estate nordica. Non la conoscevo per niente ed in una fiera l'ho vista e comprata. L'anno scorso è cresciuta in grandi foglioni, i fusti delle foglie sono diventati appena rosa e non rossi, li ho raccolti, ho fatto un pochino di buona marmellata e poi la pianta è morta in pochi giorni. Quest'anno, abbiamo visto con piacere che ha ricacciato ed in pochissimo tempo è diventata cosí
(Roberto è alto quasi due metri). Non è splendida? L'infiorescenza è sempre piena di api, bombi, vespe e ronzii vari
Avida, ne ho comprato subito un'altra piantina. Ma non ha i fusti rossi, li aspetto.

sabato 22 aprile 2017

SINISTRATA

Ilvo Diamanti parlando di Berselli
"Berselli. Post-italiano. In attesa di diventare europeo. Io continuo a (re)citarlo, perché pochi, al pari di lui, sono stati capaci di pre-dire il destino dei soggetti politici. In particolare, quelli che guardava con maggiore attenzione. E passione. Come quando, dopo il voto del 13-14 aprile 2008, sulla rivista "Il Mulino", definì il PD un "partito ipotetico". In difficoltà a scegliere un percorso preciso fra "Partito mediatico, partito liquido, partito volatile; oppure partito solido e radicato nel territorio".
Un'alternativa ancora irrisolta, che riproduce e moltiplica la sua incertezza sul popolo dei "sinistrati", sempre in bilico fra la "nostalgia di rivoluzioni impossibili" e l'idea, fin troppo razionale, di "riforme possibili". I "sinistrati". Contaminati dal "gene altruista". Predisposti alla sconfitta. Anche perché incapaci di rassegnarsi a governare a lungo, senza dividersi, senza lacerazioni."

Ecco cosa sono, una sinistrata, una vita in minoranza permanente, da una vita perseguendo riforme possibili, i piccoli passi avanti, la concretezza - di idee fin troppo razionali.  Da una vita disgustata dalla fuffa di quelli che parlano di fumo, di ciò che "dovrebbe essere" senza avere la forza, la lucidità, la costanza quotidiana di creare le condizioni dell'essere - trincerati dietro la loro purezza. Da una vita ugualmente se non di più disgustata dai "disincantati" da quelli della Realpolitik, da quelli che "si fa cosí" e "sei un'illusa" e "tanto non cambia mai niente", da quelli attenti al potere (il proprio) e alla visibilità, ma molto disattenti sulla società. 
Sinistrata, impura, senza certezze, arrabbiata - per fortuna questo è solo un pezzo di me, ma è purtroppo un pezzo consistente di questo povero paese.

sabato 15 aprile 2017

LA CASA DEL MELO COTOGNO

Mentre ascolto il tuono e i fulmini che stanno imperversando fuori, penso ai delicatissimi fiori rosa del mio melo cotogno che staranno sicuramente cadendo appena sfiorati da gocce di pioggia. D'altro canto la bellezza delle fioriture è anche nel loro essere effimere. Grande stabilità ha invece questa pianta bellissima che non so da quanti anni presidia la nostra casa (che non a caso si chiama "La casa del melo cotogno") - io sono testimone di almeno 35 anni, ma lui era già lí. E l'anno prossimo rimetterà ancora pazientemente le foglie e rifiorirà in tutta la sua meraviglia





mercoledì 29 marzo 2017

ESSERE FAMIGLIA 2

Ritornano le geometrie variabili dei Ranieri. Oggi, mercoledí, Roberto è a Kansas City, Luigi è partito la notte scorsa per la gita con la sua classe (Lisbona), Anna è a Zurigo, io torno ora da Bologna, stanca davvero. Mi aspetta una casa silenziosa e la sarà fino a sabato mattina (ritorno Roberto) e domenica (ritorno Luigi ). Come mi consolo? guardate cosa mi ha dato il benvenuto in giardino

Poi una piccola riflessione

Le cose che si amano non si posseggono mai completamente. Semplicemente si custodiscono. (Gaio Valerio Catullo)

Poi un libro di Edna O' Brien che aspetta di essere aperto (Tante piccole sedie rosse) e ricordi di una intensa vita familiare che mi fanno sorridere. Una buona serata ovunque voi siate. Ho raccolto gli asparagi in giardino e me li cucino ora. 

domenica 19 marzo 2017

ESSERE FAMIGLIA

Questo fine settimana la logistica familiare è stata come spesso capita complicata. Anna è arrivata (venerdí sera) in visita dalla Svizzera dove vive e lavora da novembre (circa una volta al mese torna a casa). Roberto è tornato dal Messico sabato sera dopo una settimana di lavoro tra Città del Messico e Ciudad Obregon. Luigi sabato mattina era a Parma a scuola e si è fermato a pranzare coi suoi amici e poi è uscito con la morosa. A pranzo eravamo Anna ed io sole. Poi Anna è uscita con le sue amiche, Roberto è tornato alle 20 ed eravamo noi due a cena. Il pranzo domenicale è stato a 4, a cena si è ricomposto il solito nucleo familiare a 3 perchè Anna è ripartita, seguita dai mugolii di pianto del cane. Oggi sul gruppo what's up di "Famiglia"  Luigi ha postato



Confermo il cuoricino...