giovedì 27 marzo 2014

Due figli grandi

Tutti e due grandi - e bellissimi?




L'Anna si è laureata

Martedì scorso l'Anna si è laureata - bene - alla specialistica di Scienze e Tecnologie alimentari alla Statale di Milano. La nostra gioia è grande, un grande traguardo per lei e anche un piccolo traguardo per noi genitori.
Osservando il suo sguardo felice, gli occhi che le brillavano, ho avuto un deja vu di lei, nemmeno tre anni, un tombolotto biondissimo, che camminava per la strada di Capula, in Messico dove vivevamo.
Capula è un pueblito tipico in Michoacan dove producono ceramiche artigianali tradizionali e consiste (o almeno consisteva più di 20 anni fa, quando noi ne percorrevamo le strade) di una serie di botteghe artigianali affacciate su una strada principale sterrata, fangosa, profondamente segnata dalle ruote dei carri, più bassa del livello delle botteghe.
Mentre guardavo le ceramiche ho perso per un attimo di vista l'Anna, l'ho cercata con lo sguardo e l'ho vista, con la sua magliettina a righine bianche e nere (ricordo anche che aveva un taschino nero) in mezzo alla strada, nel fango e nelle buche. Stava cantando e ha sollevato su di me uno sguardo limpido, sereno, spalancato sul mondo, "dritto e aperto nel futuro".
Uno sguardo non molto dissimile a quello che ho incrociato martedì sotto la corona d'alloro.
Auguri, mia bambina grande.

Cosa succede - lo stipendio di Moretti

Vexata quaestio. 
Propongo un punto di vista, sentito oggi.
Moretti rivendica di avere raggiunto l'efficienza di Ferrovie dello Stato: pareggio di bilancio, non più esuberi di personale, etc.
Ma che dire dell'efficacia (=congruenza con i fini). Il fine - credo - è quello di dare un servizio (diciamo decente?) ai cittadini italiani e ai turisti che visitano l'Italia. Il fine è raggiunto? No, anzi è peggiorato. Come dire: l'operazione è perfettamente riuscita ma il paziente è morto. per questo motivo Moretti non merita affatto la sua retribuzione, anzi, dovrebbe chiedere scusa.

venerdì 21 marzo 2014

Mi ha fatto ridere - la vendetta di Shakespeare

Mi ha fatto ridere questa notiziola che ho ascoltato per radio da uno dei miei speaker preferiti, Andrea Lucatello di Radio Capital.
Si tratta di questo: un ragazzo inglese è stato truffato in una vendita online: ha pagato la consolle di videogiochi, ma non l'ha mai ricevuta. Per vendicarsi del venditore, gli ha inviato per SMS l'opera completa di Shakespeare, utilizzando due semplici strumenti: un'offerta telefonica a SMS illimitati e una App che segmenta i testi interi in tanti SMS. Al momento, ha inviato poco più della metà dell'opera di Shakespeare in 30.000 messaggini.
Si potrebbero fare molti commenti, ma a me ha fatto semplicemente ridere, mi ha divertito.

Giornata mondiale della poesia 2

Che sta facendo adesso
adesso, in questo momento?
È a casa? Per la strada?
Al lavoro? In piedi? Sdraiata?
Forse sta alzando il braccio?
Amor mio
come appare in quel movimento
il polso bianco e rotondo!
Che sta facendo adesso
adesso, in questo momento?
Un gattino sulle ginocchia
lei lo accarezza.
O forse sta camminando
ecco il piede che avanza.
Oh i tuoi piedi che mi son cari
che mi camminano sull’anima
che illuminano i miei giorni bui!
A che pensa?
A me? o forse... chi sa
ai fagioli che non si cuociono.
O forse si domanda
perché tanti sono infelici
sulla terra.
Che sta facendo adesso
Adesso, in questo momento?
(N. Hikmet)



Giornata mondiale della poesia 1

BARCHETTE DI CARTE
Giorno per giorno
io varo le mie barchette di carta
nella corrente del ruscello.
A grosse lettere vi scrivo
il mio nome e quello del mio paese.
lo spero che qualcuno
le trovi e sappia dove sono.
lo carico le mie barchette
con i fiori del giardino,
perché siano portati alla spiaggia,
nella notte.
Quando la notte viene,
sogno le mie navi
che vanno veloci
sotto le stelle di mezzanotte.
(R. Tagore)

mercoledì 19 marzo 2014

Anzianitá?

In questi giorni stiamo preparando una (abbastanza complessa) proposta formativa per gli operatori dell'area anziani (assistenti sociali, infermieri, medici, operatori socio sanitari ecc). Il primo incontro del ciclo l'abbiamo pensato come un momento di riflessione sul tema dell'"anzianitá" da una prospettiva antropologica e sociologica. La formatrice con cui lo stiamo preparando ha proposto una prospettiva interessante, più accentuata nell'etá anziana, ma non del tutto estranea anche al resto della vita: la prospettiva del "far fronte", cioè della non risoluzione, della "non guarigione", ma dell'affrontare e gestire un corpo, una mente, una vita in cui le modificazioni sono  non- rimediabili. Questo in un contesto di onnipotenza, di fretta di guarire, di cura e guarigione cui siamo assuefatti. Nell'ottica sanitaria (ma anche nell'ottica sociale) questo relega gli anziani alla serie B - non si vincono guerre e non si scrivono articoli sulla cronicità, anche se interessa numeri molto grandi di persone. I curanti sono quindi figure secondarie, operatori socio- sanitari, infermieri, scocciati medici di base.
Queste riflessioni mi hanno colpito rispetto al mio mal di schiena, perchè da subito, e non senza un po' di sconforto, ho sia subito sia anche consapevolmente scelto un' ottica di gestione della problematica e di gestione e conservazione, invece di interventi più apparentemente risolutivi - un'ottica di serie b, infatti non finanziata dal SSN che mi avrebbe finanziato un'intervento chirurgico e il rifornimento di antidolorifici ma non la fisioterapia e la ginnastica correttiva.
Un'altra riflessione interessante riguarda l'ottica connessa a quella del far fronte, cioè il qui ed ora. Diventare anziani significa riconoscersi nei propri limiti, ma soprattutto nelle proprie potenzialità. Ci sono limiti fisici, più facilmente riconoscibili ( ma non tutti riescono a riconoscerli, e da qui il dilagare dei botox e dei viagra, tra gli altri) ma anche limiti sociali, il cui non riconoscimento porta a quel rendersi pesanti, ripetitivi, lagnosi, quell'essere a malapena sopportati perché ci si sente ancora al centro della scena e invece non lo si è più - ma il centro della scena non segna la propria importanza, anche se pochi lo sanno. E anche chi cura gli anziani ha bisogno dell'ottica del qui ed ora, per ri- conoscere il senso e la dimensione della cura e gli spazi passati in cui è nata la cura stessa e l'oggi che la modella.