domenica 18 ottobre 2026

MEGLIO PUTIN DELL'OCCIDENTE

 

(newsletter di Emiliano Fittipaldi, direttore del Domani. 17 ottobre 2026)
Care lettrici, cari lettori,
 sapete già che questa settimana l'Ucraina è tornata al centro del dibattito politico internazionale e italiano. E sapete perché: Donald Trump, che fin dall'inizio del suo mandato si è dimostrato più putiniano di Putin, per placare l'opinione pubblica in vista delle elezioni di midterm qualche giorno fa ha sottoscritto un patto scellerato con lo zar. Ossia, io ti tolgo le sanzioni sul diesel, tu lo vendi, così i prezzi calano (una pia illusione, ma con Trump la logica è sempre perdente). In cambio, gli Usa abbandonano l'Ucraina e il suo presidente Zelensky al loro destino. Come? Innanzitutto levandogli l'intelligence satellitare garantita dalla Cia, in modo che i missili di Putin possano colpire Kiev e dintorni senza più essere intercettati dalla contraerea ucraina. Poi, spegnendo di tanto in tanto le connessioni di Starlink (Elon Musk ha subito eseguito diligentemente gli ordini della Casa Bianca), oggi fondamentale per coordinare la difesa e i contrattacchi dell'esercito ucraino.
 
In pratica, Ucraina e Unione europea si trovano nuovamente davanti alle piroette dell'ex alleato americano che, piaccia o non piaccia, resta fondamentale per i destini del conflitto. In Italia il disastro geopolitico derivante dalle decisioni del tycoon è diventato nuovamente questione di dibattito, che spacca internamente i partiti, i due campi avversi e, naturalmente, l'opinione pubblica.

Ora, è un fatto che la guerra ideologica che si combatte sull'Ucraina in Italia e che trascende la stessa non ha confronti con nessun altro paese europeo. Ovunque, al netto dell'ovvio richiamo alla necessità di arrivare alla pace e alla svolta diplomatica essenziale per arrivarci, al netto pure degli errori fatti dall'Occidente, la stragrande maggioranza delle persone non ha dubbi su chi sono i buoni e chi i cattivi: gli aggressori russi guidati da un dittatore criminale vanno fermati (e certamente non premiati da una pace ingiusta che, proprio per questo, non durerebbe); mentre gli ucraini vanno aiutati, per quanto possibile, nella loro resistenza.

Gli europei hanno posizioni identiche anche per l'altra guerra che ha sconvolto l'ordine mondiale, quella in Medio Oriente: la stragrande maggioranza considera Israele come fautore di una vergognosa pulizia etnica a Gaza e in Cisgiordania, mentre i palestinesi (nonostante le responsabilità di Hamas del pogrom del 7 ottobre) sono le vittime con cui solidarizzare. Un sentiment che si “appoggia” anche alle decisioni della Corte penale internazionale, che ha emesso mandati d'arresto per crimini di guerra contro Netanyahu, l'ex ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant e i leader di Hamas e, per quanto riguarda l'Ucraina, contro Putin e Maria Lvova-Belova, l'architetta delle deportazioni di bambini ucraini in Russia.
 
Se l'opinione pubblica europea è coerente rispetto ai principi che fondano la civiltà democratica liberale, in Italia ahinoi la musica cambia. Qualche mese fa un sondaggio di YouGov, una delle società di ricerca più autorevoli al mondo, ha segnalato che solo il 33 per cento degli italiani spera in una vittoria dell'Ucraina, il dato più basso dei paesi monitorati.

Per fare un confronto, in Spagna, Gran Bretagna e Polonia chi crede nelle ragioni di Kiev è tra il 65 e il 70 per cento, nella Germania – dove trionfano i neonazisti russofili di AfD – è comunque al 54 per cento. In Francia l'appoggio all'Ucraina è solido per il 40 per cento, ma nessun partito, a parte il Front National di Le Pen che è stato finanziato in passato da una banca del Cremlino, ha posizioni morbide o ammiccanti come quelle di Roberto Vannacci e di grandi partiti di destra e sinistra come Lega e M5s.

Nessun paese, inoltre, ha media e giornali che ospitano quasi tutti i giorni in tv o sui quotidiani esperti e influencer che spiegano, spesso con la bava alla bocca, le ragioni del Cremlino, le vergogne presunte dell'Europa “bellicista”, le fake news sulla Nato che abbaia ai confini del povero Putin. Una propaganda martellante fatta attraverso l'uso sapiente della tecnica del cherry picking (letteralmente, “cogliere dal cesto solo le ciliegie più buone”), con cui si selezionano solo i dati e le evidenze utili alle proprie tesi, ignorando le argomentazioni antirusse che le smentiscono.
Un fenomeno che coinvolge solo la questione Ucraina. Un altro sondaggio YouGov di un anno fa sulla guerra a Gaza ci dava infatti un'altra volta in testa, ma dalla parte “giusta”: sono proprio gli italiani i cittadini europei più critici nei confronti di Israele, con giudizi durissimi sul governo di Tel Aviv per “il genocidio” ordito contro i palestinesi. Anche nel resto d'Europa l'aggressore israeliano (insieme ovviamente ai tagliagole di Hamas) è censurato senza troppe sfumature.

L'Italia è dunque un unicum. A mio parere, la propaganda russa – a differenza di quella israeliana, pur molto attiva sui media – riesce a diffondersi come un virus nel dibattito pubblico per due motivi. Il primo è “emotivo”: i palestinesi non hanno armi di difesa, non hanno un esercito, sono sostanzialmente abbandonati dalla comunità internazionale, sia occidentale sia araba. Gli ucraini hanno invece milizie organizzate, vengono appoggiati finanziariamente e militarmente dall'Ue e, fino all'arrivo di Trump, dagli Usa. Combattono, seppur aggrediti da una superpotenza che sulla carta doveva entrare a Kiev in una settimana, un conflitto alla pari.

Il secondo motivo è però quello più rilevante: la tradizione antioccidentalista in Italia resta fortissima, ed è molto più radicata rispetto a qualsiasi altro membro dell'Ue. Una cultura, sintetizzo, che considera l'Occidente sempre e comunque il primo responsabile del disordine mondiale, fondamentalmente imperialista, corrotto dal capitalismo e dagli interessi materiali. In questa logica, Israele va condannato perché pezzo di Occidente imperialista dentro il Medio Oriente. L'Ucraina anche, perché combatterebbe una guerra per procura per conto dell'odiato asse atlantico.

In Italia ereditiamo l'antioccidentalismo da radici diverse: dal vecchio Partito comunista di Togliatti, che si rifiutò di condannare l'invasione dell'Ungheria del 1956, dalle simpatie filorusse successive alla Liberazione (l'Armata rossa, insieme agli Usa, ha permesso la sconfitta del nazifascismo). L'antiamericanismo è rimasto forte durante la Guerra fredda in un pezzo del pacifismo cattolico radicale, e nella Seconda Repubblica tra i movimenti antagonisti di sinistra e, a destra, negli epigoni dell'Msi vicini ai rautiani, amanti delle teorie antiamericane di Evola.

Per i postfascisti, crollati l'Unione sovietica e il materialismo marxista, la Russia del dittatore Putin è diventata paradossalmente unico, vero custode della “nazione” e dei valori tradizionali della famiglia naturale, di contro alla flaccidità di un Occidente liberale e, di fatto, invertito dal capitalismo e il gender. Da qui la passione per Mosca, per intenderci, della Lega di Matteo Salvini prima e di Vannacci dopo, o di quotidiani nazionali come La Verità di Maurizio Belpietro.

L'antioccidentalismo duro e puro del M5s è di vecchia data. Il movimento nasce sulle ceneri delle istanze dei no global della fine degli anni Novanta e dei primi del nuovo millennio, sul terzomondismo “alla Di Battista”, sull'euroscetticismo: i veri nemici degli italiani starebbero a Bruxelles, non a Mosca o Pechino.

Chi pensa che, solo per fare degli esempi, il Fatto quotidiano, Vannacci, Giuseppe Conte o la Lega abbiano posizioni marcatamente filorusse perché “pagati” dal Cremlino non solo dice una cosa fino a prova contraria falsa (per quanto esponenti della Lega ci abbiano provato, come insegnano le intercettazioni dell'Hotel Metropol), ma sbaglia analisi: l'antioccidentalismo radicale in Italia è una posizione ideologica forse non dominante, ma “mainstream” per milioni e milioni di italiani. Semplicemente, partiti e media riempiono quella domanda. Anche a costo di vendersi (platonicamente) a un autocrate criminale, sterminatore di civili e rapitore di bambini, che guida un regime dove politici dissidenti e giornalisti critici vengono incarcerati e ammazzati: sempre meglio dell'Occidente.

PS. nei giorni scorsi sono andata a sentire un dibattito organizzato dai c.d. "moderati" di centro sinistra, piuttosto interessante per certi aspetti. L'unica nota stonata e direi esilarante l'ha fornita Ettore Rosato (ora Azione, ma a lungo capogruppo PD e se ci penso ho un mancamento) che non solo ha asserito che Azione è piuttosto contenta di questa legge elettorale (Stabilicum/Melonellum) ma l'ha motivato dicendo che nessuna delle due coalizioni raggiungerà il 42% e quindi il pareggio (con ritorno al proporzionale puro) aprirà la strada ad un governo di partiti "europeisti" (PD, Forza Italia, cespuglietti centristi) con la guida fondamentale di Azione (!). Mi è venuto in mente perché in mezzo a questo discorso ispirato ha dichiarato che è molto meglio Pichetto Fratin di un possibile Ministero dell'Ambiente a Bonelli - certo, per gli antiambientalisti di destra in effetti… - nella stessa linea folle di meglio Putin dell'Occidente.
PPS. anche sul concetto di "Occidente" converrebbe fare un ragionamento un po' più complesso, molti paradigmi sono in cambiamento - ma ancora quello democratico (nelle sue varie sfumature) sembra chiaro.
 

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