Un fenomeno che coinvolge solo la questione Ucraina. Un altro sondaggio YouGov di un anno fa sulla guerra a Gaza ci dava infatti un'altra volta in testa, ma dalla parte “giusta”: sono proprio gli italiani i cittadini europei più critici nei confronti di Israele, con giudizi durissimi sul governo di Tel Aviv per “il genocidio” ordito contro i palestinesi. Anche nel resto d'Europa l'aggressore israeliano (insieme ovviamente ai tagliagole di Hamas) è censurato senza troppe sfumature.
L'Italia è dunque un unicum. A mio parere, la propaganda russa – a differenza di quella israeliana, pur molto attiva sui media – riesce a diffondersi come un virus nel dibattito pubblico per due motivi. Il primo è “emotivo”: i palestinesi non hanno armi di difesa, non hanno un esercito, sono sostanzialmente abbandonati dalla comunità internazionale, sia occidentale sia araba. Gli ucraini hanno invece milizie organizzate, vengono appoggiati finanziariamente e militarmente dall'Ue e, fino all'arrivo di Trump, dagli Usa. Combattono, seppur aggrediti da una superpotenza che sulla carta doveva entrare a Kiev in una settimana, un conflitto alla pari.
Il secondo motivo è però quello più rilevante: la tradizione antioccidentalista in Italia resta fortissima, ed è molto più radicata rispetto a qualsiasi altro membro dell'Ue. Una cultura, sintetizzo, che considera l'Occidente sempre e comunque il primo responsabile del disordine mondiale, fondamentalmente imperialista, corrotto dal capitalismo e dagli interessi materiali. In questa logica, Israele va condannato perché pezzo di Occidente imperialista dentro il Medio Oriente. L'Ucraina anche, perché combatterebbe una guerra per procura per conto dell'odiato asse atlantico.
In Italia ereditiamo l'antioccidentalismo da radici diverse: dal vecchio Partito comunista di Togliatti, che si rifiutò di condannare l'invasione dell'Ungheria del 1956, dalle simpatie filorusse successive alla Liberazione (l'Armata rossa, insieme agli Usa, ha permesso la sconfitta del nazifascismo). L'antiamericanismo è rimasto forte durante la Guerra fredda in un pezzo del pacifismo cattolico radicale, e nella Seconda Repubblica tra i movimenti antagonisti di sinistra e, a destra, negli epigoni dell'Msi vicini ai rautiani, amanti delle teorie antiamericane di Evola.
Per i postfascisti, crollati l'Unione sovietica e il materialismo marxista, la Russia del dittatore Putin è diventata paradossalmente unico, vero custode della “nazione” e dei valori tradizionali della famiglia naturale, di contro alla flaccidità di un Occidente liberale e, di fatto, invertito dal capitalismo e il gender. Da qui la passione per Mosca, per intenderci, della Lega di Matteo Salvini prima e di Vannacci dopo, o di quotidiani nazionali come La Verità di Maurizio Belpietro.
L'antioccidentalismo duro e puro del M5s è di vecchia data. Il movimento nasce sulle ceneri delle istanze dei no global della fine degli anni Novanta e dei primi del nuovo millennio, sul terzomondismo “alla Di Battista”, sull'euroscetticismo: i veri nemici degli italiani starebbero a Bruxelles, non a Mosca o Pechino.
Chi pensa che, solo per fare degli esempi, il Fatto quotidiano, Vannacci, Giuseppe Conte o la Lega abbiano posizioni marcatamente filorusse perché “pagati” dal Cremlino non solo dice una cosa fino a prova contraria falsa (per quanto esponenti della Lega ci abbiano provato, come insegnano le intercettazioni dell'Hotel Metropol), ma sbaglia analisi: l'antioccidentalismo radicale in Italia è una posizione ideologica forse non dominante, ma “mainstream” per milioni e milioni di italiani. Semplicemente, partiti e media riempiono quella domanda. Anche a costo di vendersi (platonicamente) a un autocrate criminale, sterminatore di civili e rapitore di bambini, che guida un regime dove politici dissidenti e giornalisti critici vengono incarcerati e ammazzati: sempre meglio dell'Occidente.
PS. nei giorni scorsi sono andata a sentire un dibattito organizzato dai c.d. "moderati" di centro sinistra, piuttosto interessante per certi aspetti. L'unica nota stonata e direi esilarante l'ha fornita Ettore Rosato (ora Azione, ma a lungo capogruppo PD e se ci penso ho un mancamento) che non solo ha asserito che Azione è piuttosto contenta di questa legge elettorale (Stabilicum/Melonellum) ma l'ha motivato dicendo che nessuna delle due coalizioni raggiungerà il 42% e quindi il pareggio (con ritorno al proporzionale puro) aprirà la strada ad un governo di partiti "europeisti" (PD, Forza Italia, cespuglietti centristi) con la guida fondamentale di Azione (!). Mi è venuto in mente perché in mezzo a questo discorso ispirato ha dichiarato che è molto meglio Pichetto Fratin di un possibile Ministero dell'Ambiente a Bonelli - certo, per gli antiambientalisti di destra in effetti… - nella stessa linea folle di meglio Putin dell'Occidente.
PPS. anche sul concetto di "Occidente" converrebbe fare un ragionamento un po' più complesso, molti paradigmi sono in cambiamento - ma ancora quello democratico (nelle sue varie sfumature) sembra chiaro.
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