Stasera stavo, come ogni sera nella nostra settimana di vacanza al mare nonni-nipote, mettendo a letto Olivia, un’operazione per niente stressante e molto piacevole, piena di piccoli riti: il pigi (pigiamino), il lavare i denti, aggiustare i capelli, prendere il borsellino peloso con cui dorme poi baci, abbracci, qualche piccola chiacchiera sulla giornata e in pochi minuti, con piccole carezze e mormorando una canzoncina, la piccola bionda dorme. Un piacere.
Stasera era però in vena di dissertazioni filosofiche, e quindi non si è parlato di Aurora ed Elena e Olivia le sue nuove temporanee amiche o delle mascotte che animano la baby dance (Scotty e Scottina - due scoiattoli bipedi - per chi ama il genere). Stasera doveva chiedermi una cosa, derivata dalla sua recente e ormai consolidata (ai bambini non basta “sapere” una cosa, hanno bisogno di approfondirla e convincersene) conoscenza del fatto che la sua (amatissima) mamma era la mia bambina ed è mia figlia così come lei è figlia della sua mamma. “Ma nonna, tu vuoi più bene alla mamma o a tua nipote?”. Gulp! ho cercato di spiegarle che era diverso, che l’Anna non ha più bisogno di me e lei sí. Autenticamente stupita, ha chiesto di cosa aveva bisogno lei. Le ho spiegato che lei ha bisogno che le preparino il mangiare e di essere accompagnata nei vari posti e altre cose, invece l’Anna non ne ha più bisogno. Ha mostrato di essere convinta, ma ha insistito “Ma vuoi più bene alla mamma o a me?” E ho ribadito che voglio più bene a lei perché lei ha più bisogno di me.
Chiusa la questione, ha posto un’altra domanda contigua “Ma allora quelli a cui vuoi più bene siamo io e la mamma?” Ed io ho precisato “E Gigi, anche lui è il mio bambino”. Ha accettato “Allora siamo io, la mamma e Gigi” ed io ho obiettato “E il nonno”, al che “Ma sí anche il nonno poverino”.
Ultima riflessione “Perché questa è la famiglia della mamma, ma lo sai che io ho due famiglie? Quella della mamma e quella del papà, perchè quando disegno io mi disegno nella famiglia della mamma e anche in quella del papà. Ma io voglio bene a tutti”. Sorridendo e rasserenata dal pensiero, avendo sviscerato le implicazioni filosofiche del tutto, ha avuto un sussulto di contentezza abbracciandomi e baciandomi, si è girata su un fianco e addormentata in pochi minuti.
(PS la domanda iniziale è stata diversa , letteralmente “Ti piace di più la mamma o tua nipote?”. Le ho spiegato che le cose ci piacciono, ci piace il gelato e il vestitino rosa, mentre alle persone si vuole bene. Da quel momento in poi ha sempre chiesto a chi “vuoi bene” di più. Evidentemente la spiegazione l’ha convinta).
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