"Il 25 non è unitario per chi ancora rimpiange il fascismo. Non vedo cosa ci sia da rimpiangere nel 2026... dopodiché, se me lo permette, io vorrei rasserenare il Presidente del Senato: noi storici, ogni anno, ce li ricordiamo bene i militi della RSI. Ci ricordiamo bene cos'hanno fatto le brigate nere quando torturavano, ammazzavano, impiccavano, quando infierivano sui corpi dei vecchi e dei bambini.
Io ho fatto parte di una commissione che ha censito circa 5800 casi di stragi in Italia. Abbiamo lavorato sulla documentazione che era stata occultata illegalmente, a proposito di apparati deviati dello Stato e a proposito di apparati occulti, nel famoso armadio della vergogna.
Quelle carte ci dicono che noi siamo il paese delle stragi nazifasciste.
Quindi se nel 2026, nell'ottantesimo anniversario della Repubblica italiana nata dalla lotta antifascista che è durata vent'anni in questo paese. Non è iniziata con l'8 settembre (ovvero la fine dell'alleanza tra Italia e Germania e la resa incondizionata del Regno d'Italia agli alleati, ndr): è iniziata con Pertini che si era fatto la galera, con gente mandata a marcire al confino.
Si rimpiange ancora le frasi del vecchio e caro Giorgio Almirante, che diceva "ma che dobbiamo festeggiare?"... è un problema suo se lo fa in casa sua, è un problema nostro se quelle parole le pronuncia da Presidente del Senato e seconda carica dello Stato".
(Michela Ponzani, storica, Otto e mezzo)
Di mio, sottolineo che tutti i morti, specialmente quelli morti giovani, devono essere onorati, ma che è chiaro, nel giorno della Liberazione, chi era dalla parte giusta della storia e chi dobbiamo celebrare.
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