Martedì mattina, Casa della Comunità Villa Ester, nel cuore dell'Oltretorrente Parmense, terzo piano, sala denominata "Benessere" in quanto il posto più luminoso della struttura, sotto una falda del tetto, adiacente ad un grande balcone da cui si vede gran parte dell'Oltretorrente. Il martedì mattina è il giorno della scuola di italiano.
Ci sono quattro volontari, Francesco, Isabella, Manu quando è necessario, ed io. Ci sono 6 studenti (5 studentesse e uno studente): Laura, albanese, Gamou, senegalese, Amina, ghanese, Patricia, peruviana e suo marito Josè Luis e Nadra, tunisina, oggi assente. Josè Luis fa lezione a parte con Francesco e Isabella perché il suo italiano, dovuto a un più recente arrivo, è di livello principiante. Le altre, invece, fanno lezione con me e ormai si arrangiano bene a capire e un po' a parlare - verso l'A2, direi.
Oggi il gruppo avanzato lavora su una unità didattica in cui da due/tre lezioni trattiamo il tema "albergo" e prenotare camere e appartamenti vacanze utilizzando numerosi esercizi diversi per stimolare comunicazioni e dialoghi. L'esercizio cui ci apprestiamo recita così:
"Anche tu hai preso un appartamento o una casa in affitto. Scrivi una breve lettera ad amici in Italia e descrivi il tuo alloggio."
Come sempre capita, mi affanno a spiegare l'esercizio, precisando che devono scegliere una amica o un amico, pensare a descrivere l'appartamento, precisare con chi sono in vacanza e se sono al mare o in montagna o in città e perché. Inizia nel silenzio Amina, con la sua bella e giovane faccia nera, il suo sorriso sempre presente, la mano che meccanicamente si aggiusta il velo intorno alla testa, la sua irruenza "Ciao, ho preso in affitto una montagna". Qui scoppia la risata che riempie immediatamente il piccolo ambiente confortevole coinvolgendo anche l'altro gruppo a cui spieghiamo il fatto comico. Con fatica, e con qualche piccolo rigurgito di risatina, andiamo avanti con la nostra lezione.
Poco più avanti, incappiamo in un dialogo che evidenzia i vari registri comunicativi, dai più formali ai più amichevoli, "distinti", "gentile", "signora", "Carlotta", "cari", "carissimi" e qualcuna se ne esce con l'osservazione che lei ha sentito anche "tesoro". Io spiego che esiste anche tesoro, che è molto tenero e che si rivolge principalmente ai bambini come complimento. Poi una osserva che "tesoro" ha però anche un altro significato e io cerco di spiegare il significato di tesoro come un mucchio di cose preziose che sono nascoste e vengono ritrovate. Mi viene in mente di raccontare, per spiegare il significato di tesoro, la favola di Alì Babà e dei quaranta ladroni, e racconto di Alì Babà che vede questi ladroni aprire il fianco della montagna con una parola magica, Apriti Sesamo, e dentro vede questa quantità di oro e pietre preziose e oggetti che formano il tesoro dei ladroni. Una voce osserva "Sì, è la montagna di Amina" e io non ho potuto fare a meno di concludere "Ecco perché l'ha affittata...". Le risate sono state lunghe e fragorose, per fortuna l'orario della lezione era finito, perché non riuscivamo più a ricomporci. Se ne sono andate ad una a una verso le loro vite più o meno facili e risolte salutando e ancora ridendo.
Io sono rimasta lì ancora qualche minuto a mettere insieme le mie cose e a parlare con i miei compagni volontari e mi è venuto in mente questo pensiero, realizzando cosa succedeva fuori da lì e le cose di cui erano pieni i giornali che stavo ripiegando per metterli in borsa, tutte le invettive "musulmani di merda" e "terroristi" e la guerra e le minacce di "annientare civiltà" in agguato in ogni momento televisivo o dei social. Ho pensato "Vi prego, lasciatemi qui. Io qui sto bene".
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