Ho letto e ascoltato diversi commenti sulle elezioni ungheresi in cui il popolo ungherese, nonostante la povertà, l’isolamento, il controllo stretto di uno stato mafioso, la propaganda di Stato controllata da un cerchio di potenti, il popolo ungherese ha avuto la forza di ribaltare il tavolo e ha scelto l’Europa, ha scelto un po’ più di verità e realtà.
Alcune note a margine, piccole, su quello che ho ascoltato
- Molti commentatori insistevano su una tesi abbastanza convincente: dal rovinoso sovranismo di destra sta tentando di rinascere una destra più moderata, meno ideologica, più riconoscibile nel conservatorismo che nel fanatismo. La narrazione che accompagna Magyar è appunto questa, tutta da verificare, ma sostenuta da una montagna di voti che comunque Magyar dovrà tenere in conto. I commentatori, più di uno, insistevano che Meloni ha perso l’occasione per rilanciare l’impulso iniziale da cui era partita in cui sembrava voler collocare il suo partito e il governo italiano nel novero di questa destra - intento poi naufragato nell’abbraccio a Orban, a Vox, al trumpismo e alla loro apparente marcia trionfale oggi sgangherata e urlante, ma sostanzialmente perdente e quasi afona. L’elezione di Magyar secondo i commentatori era un’occasione che Meloni ha perso di sganciarsi dal trumpismo piccolo e grande e spingere sul consevatorismo, sostenendo Magyar. Quello che avrei voluto rispondere a questi commentatori è che Meloni è cresciuta ed è rimasta in quella radice politica, che ogni tanto tenta la cosmesi, ma non se ne può sganciare. Lei è un’esponente neofascista e sovranista e al dunque la rimane. Non ha quindi perso un’occasione - è che proprio non può mollare questo suo tratto distintivo.
- Un commentatore stamattina ad Omnibus, un ambasciatore, ha espresso esattamente il mio pensiero su ciò che è avvenuto in Ungheria. Che cosa sento? No, non gioia, tante sono le incognite legate ad un personaggio di destra, con un look recentemente rifatto, però provo SOLLIEVO. Sollievo di esserci liberati da un fascista con tratti criminali come Orban, testa di ponte di Putin in Europa, sollievo per un cammino europeo che si libera di una delle sue zavorre, una zavorra importante e non commisurata alla dimensione della rilevanza e del contributo che l’Ungheria può dare all’Europa. Sollievo per il popolo ungherese, per Boroka, l’amica che Gigi ha incontrato in Messico e che è stata ospite anche a casa nostra, aperta, generosa e stupenda.
E per finire due perfidi commenti ancora più a margine. Il primo riguarda Vance e la richiesta di prenotarlo per venire a sostenere Meloni nella prossima campagna elettorale. Il secondo riguarda il mio personale plauso al presidente Trump adesso che abbiamo scoperto che ha fatto eleggere lui il nuovo Papa. Cavolo, quanto lavora quell’uomo! (E tenete conto che doveva anche far vincere le Olimpiadi alla squadra di hockey sul ghiaccio!)
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