Stasera ho guardato la cerimonia di apertura delle Olimpiadi - Roberto no, ha deciso di guardare un vecchio bellissimo film, ma io sono un po’ romantica, mi piace la sfilata degli atleti, belli, giovani, eleganti, entusiasti di essere lí, mi piace l’alzabandiera olimpico, mi piace l’accensione della fiaccola, mi piacciono i riti collettivi, insomma ero e volevo essere tra i due miliardi (DUE MILIARDI!) di persone che l’hanno guardata - e mi è piaciuta, l’ho trovata elegante, non volgare, piena di messaggi reiteratamente giusti, disattesi, ma necessari. E c’era il mio Presidente, quello che dice le cose che il mio cuore vuole sentire (ultimamente le occasioni in cui il mio cuore è felice sono davvero poche).
Il momento migliore, però, a mio parere è stato quando Ghali, circondato da una bellissima coreografia di giovanissimi ballerini, ha “rappato” in tre lingue una delle poesie che amo di più, una poesia di Rodari che sembra scritta per i bambini e che parla di cose semplici, di regole minime, di azioni necessarie alla vita e di azioni contro la vita
Promemoria di Gianni Rodari
Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.
Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra
E, ammetto, gran parte del godimento che ho tratto dal momento è stato che questa poesia è stata schiaffata su quella gran faccia da culo di Vance con i suoi trecento (TRECENTO) agenti di scorta che stava assistendo alla cerimonia. Poi ho pensato “ma tanto, per quel che ne capisce…”
(PS per un attimo ho pensato: ma Netanhyau c’era alla cerimonia? Perché la delegazione di Israele l’ho vista sfilare… poi mi sono ricordata: non c’era perchè su di lui pende il mandato di cattura per crimini contro l’umanità e per crimini di guerra… già)
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