lunedì 17 febbraio 2025

IMMORTALITA' ALL'INDIETRO

 Siamo reduci da un weekend colmato da 6 ore di cinema. Sabato siamo andati a vedere The Brutalist, durata 3 ore e 35 minuti (con in più, a metà film, un necessario intervallo di quindici minuti per evitare il collasso psico-fisico degli spettatori) e domenica siamo andati a vedere Itaca - il ritorno durata due ore. Il primo film è un CAPOLAVORO, come raramente capita di vederne. Narra una storia personale (inventata) che si intreccia con molti temi contemporanei (la nascita di Israele, il sionismo, la guerra, il genocidio), ma soprattutto, credo, con la brutalità sottesa e sottovalutata di un "sogno americano" che ha conosciuto un marketing molto ben congegnato ma da sempre falso e, appunto, brutale. Nel film, il dolore mai completamente rielaborato di un sopravvissuto dei campi di sterminio, intrecciato al tormento di una mente geniale che nessuno riesce a comprendere se non con il linguaggio dell'amore (la moglie) si intrecciano con le promesse mancate e la realtà brutale ammantata di retorica degli Stati Uniti post bellici. Un film bellissimo, perfetto nelle immagini e nei dialoghi e profondamente toccante nei contenuti.              "Il disprezzo verso i morti di fame prende il posto dell'accoglienza. La sopraffazione del denaro, fino alla violenza del padrone-mecenate con diritto di stupro, oscura la civiltà dell'homo economicus e del merito." (Francesco Merlo, oggi su Repubblica). Sembra davvero attuale.

Itaca è il film sul ritorno di Ulisse, nudo e naufrago, a Itaca. Odisseo però non è un eroe, ma un uomo sconfitto, profondamente trasformato dalla guerra e dalla morte, coperto di sangue e irrimediabilmente piegato dal dubbio e dal rimorso, costretto suo malgrado a combattere ancora. Non salverà Telemaco dal dovere versare ancora sangue, non accamperà scuse, ma verrà lavato e rabberciato con amore per poter tentare di vivere ancora, nonostante la guerra e il tempo inesorabilmente perduto. La guerra, sempre la guerra, la legge del più forte, del nemico da combattere, nonostante quel mare magnifico continui a far fluire le sue onde, indifferente al male che tortura gli uomini. Un bel film, interpreti bravissimi, umano troppo umano.

Domenica sera, al ristorante libanese, davanti al nostro hummus (e hummus con carne) Roberto ed io ci siamo chiesti se non avevamo esagerato in questo week end, sei ore di cinema forse sono davvero troppe, abbiamo anche una vita da vivere nella realtà, non solo al cinema. Ma mi è venuta in mente la famosa citazione di Eco sui libri "Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito... perché la lettura è un'immortalità all'indietro". Con il dovuto rispetto e con gli adattamenti del caso, questo si può forse dire anche per il cinema, che consente di vivere come se fossero nostre storie molto diverse, molto intense, molto "immortali". E poi, che coincidenza, siamo molto vicini ai 70 anni...

La statua della Libertà a testa in giù

(La statua della Libertà a testa in giù)

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