sabato 4 aprile 2026

E BUONA PASQUA

 a tutti gli uomini e le donne buoni



AVERE LA FACCIA COME IL CULO

 “In un Mondo più instabile, proteggere l'interesse nazionale significa anche e soprattutto costruire relazioni solide con partner affidabili nei luoghi che incidono sulla nostra sicurezza e la nostra economia. È il modo più concreto per difendere l'Italia il lavoro degli italiani e il futuro della nostra Nazione". Così, in un video sui social dopo la missione di due giorni nel Golfo Persico, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. (AGI)

Quando ho sentito questa dichiarazione non ci potevo credere. Da anni ci scassa i coglioni con Trump fino all’estremo del ridicolo di candidarlo al premio Nobel. Sono andata a cercare la sua dichiarazione esatta (23 gennaio scorso, poco più di tre mesi fa) “Spero che potremo dare il Nobel per la pace a Trump e confido che possa fare la differenza anche sulla pace giusta e duratura per l'Ucraina, e quindi finalmente anche noi potremo candidare Donald Trump al Nobel per la pace". Solo un mese fa urlava dal palco “c’è una persona che bisogna ringraziare ed è DONALD TRUMP!”

E adesso ci viene a spacciare che è importante costruire relazioni solide con partner AFFIDABILI. Solo io colgo il ridicolo?

Avere la faccia come il culo.



È COSÌ (MA NON CI PENSIAMO)

 Ieri mattina Roberto è rimasto a casa perché aveva una call con dei clienti marchigiani. Il tema che stanno insieme trattando è quello del teff, un cereale particolare tipico di Etiopia ed Eritrea - una parte della call era appunto con degli etiopi per organizzare un viaggio in Etiopia in occasione di un convegno sul teff, appunto.

A pranzo Roberto mi racconta con rabbia appena trattenuta che la call non è andata bene perché riguardo al viaggio per vedere zone e coltivazioni di teff, cui dedicare alcuni giorni dopo il convegno, gli etiopi hanno detto che non si potrà fare perché nel paese NON C’È CARBURANTE. Per fare il pieno di benzina bisogna fare DUE GIORNI di coda, dormendo in macchina, in uno dei pochi distributori aperti e non prevedono che migliorerà. Roberto era molto triste e sconcertato perché a lui l’Etiopia piace parecchio e la sua impressione nel precedente viaggio era stata quella di un paese in grande sviluppo e per certi versi moderno, con tutte le contraddizioni, ovvio, cui un paese africano non può sfuggire.

È poi passato a parlarmi del Burundi, paese che da tre anni lui e soprattutto i suoi collaborari frequentano per un progetto (già arrivato alla seconda versione) di coltivazione e trasformazione del pomodoro. Tra le altre cose e tra mille difficoltà (ad esempio mesi di fermo in dogana) sono finalmente riusciti a fare arrivare là una linea di traformazione del pomodoro opportunamente tarata alle capacità e ai bisogni locali che pensavano di collegare ad un generatore dato il cronico e strutturale malfunzionamento a singhiozzo della fornitura di elettricità, mentre il carburante (benzina, gasolio) era facilmente reperibile. Era, perché ora non più - anche in Burundi manca il carburante, anche per le macchine agricole (qualcuna c’è e qualcosa è arrivato anche tramite il progetto). Quindi? Quindi sono fermi.

Quasi ringhiando, Roberto continuava a imprecare “Perché chi la prende sempre nel culo? Sempre i più poveri, gli ultimi della terra!”.

Non c’è dubbio che sia così..